Elimination Communication, ovvero crescere i bambini senza pannolino, ma come si fa?

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Qualche consiglio per imparare a leggere il linguaggio corporeo dei nostri bambini e riuscire a eliminare, fin dai primissimi mesi, il pannolino, evitando così eritemi e dermatiti, ma anche finalmente il problema dell’inquinamento, causato dall' enorme consumo di pannollini usa e getta.

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Nuova pratica decisamente eco-friendly che sta spopolando trai neo-genitori statunitensi, la E. C. Elimination Communication (il cui termine è stato coniato da Ingrid Bauer autrice del libro Diaper Free! The Gentle Wisdom of Natural Infant Hygiene),

chiamata in questo modo proprio per sottolineare il fatto che esiste una comunicazione molto profonda tra il bambino e la sua mamma, ha come obiettivo quello di riuscire a leggere il linguaggio del corpo del bebè e permettere ai genitori di eliminare, fin dai primissimi mesi, il pannolino, evitando così sia eritemi e brutte dermatiti (tenendo inoltre lontani i piccoli dalle sostanze tossiche presenti in tantissimi pannolini), sia il problema dell’inquinamento, causato dall’enorme consumo di pannolini usa e getta o dallo spreco eccessivo di acqua e sapone per quelli lavabili (che sono già un’ottima alternativa a quelli usa e getta).

Personalmente sono rimasta estranea all E.C., finché un’ostetrica non ne parlò, durante il corso pre-parto. Molto interessata, mi ero ripromessa di tentare almeno un approccio al metodo, ma poi con l’allattamento e le prime esperienze di coliche e doloretti, ho preferito dedicarmi pienamente a questi. Oltretutto mi avevano regalato (e ringrazio ancora la mia amichetta per averlo fatto), un bellissimo e utilissimo kit di pannolini lavabili, dunque il discorso era chiuso.

Ora trovandomi sul punto di voler (forse un po’ precocemente rispetto alla media) togliere il pannolino alla mia ranocchietta, che al momento ha esattamente un anno e mezzo, credo che avrei dovuto almeno provare per un breve periodo prima di buttare definitivamente la spugna.

Un po’ precocemente perché, di solito, nelle società moderne occidentali è prassi comune che i bambini vengano “spannolinati” intorno ai due/tre anni di età. Arrivati infatti a questa punto, i piccoli sono già abbastanza maturi per sapere quando devono andare in bagno ed esprimere il loro bisogno, in modo tale che il genitore (o chi se ne prende cura) possa portarli sul vasino.

Molti genitori credono però che questo processo debba iniziare già dalla prima infanzia, osservando il linguaggio corporeo dei propri figli, in particolare quando sono così piccoli, attraverso dei segnali comuni quali il pianto, che in genere è di breve durata e più basso e si interrompe dopo la scarica o lo svuotamento della vescica ed è diverso dal pianto per fame, oppure il muovere le gambette, l’essere agitati e infine fare degli urletti.

Un processo dunque molto dolce e naturale, assolutamente non coercitivo, con cui il bambino, già a partire dai primissimi mesi, impara con l’assistenza dei genitori a comunicare le sue necessità.

Forse per noi occidentali l’idea di lasciare il bambino (anche neonato) senza pannolino, potrebbe sembrare alquanto strana, ma in realtà circa la metà dei bambini del mondo, in particolare in Asia, Africa e Sud America, non indossano mai pannolini e all’età di un anno, sono in grado di fare pipì e popò nel vasino. In Cina ad esempio, i piccoli indossano dei pantaloni speciali aperti sotto, di modo che quando un genitore vede che il suo bimbo ha bisogno di “andare in bagno”, immediatamente può portarlo in un posto adeguato.

Solitamente chi decide di approcciare questo metodo, inizia la pratica, dopo l’attenta osservazione, intorno ai tre mesi di età e molti genitori testimoniano che i loro bimbetti riescono fare la cacca e la pipì sul vasino già prima di aver compiuto un anno.

Ovviamente per i primi mesi, il bambino dovrà essere poggiato sul lavandino, sostenendolo per le gambette. Solo verso i sette/otto mesi, potrà essere portato sul vasino. Questo serve come una sorta di linguaggio preliminare che il bambino associa al fare pipì o cacca, ed è un modo per i genitori di offrirgli l’opportunità di farlo. Ma è sempre il bambino che decide se ne ha bisogno o no.

Dunque oltre a essere una pratica antica usata in moltissime culture (le quali spesso non sanno nemmeno dell’esistenza dei pannolini usa e getta), amica non solo dei nostri figli ma anche della natura, aiuta a rafforzare i legami più intimi tra il genitore e il suo bambino.

Ovviamente per i primi mesi, di solito fino ai 12/18 è normale mettere il pannolino per andare al ristorante, o fare una passeggiata e addirittura al parco. Infatti l’E.C. può essere praticata Full time, non utilizzando in nessuna occasione pannolini o altri panni impermeabili, proprio per non confondere il bambino, oppure occasionalmente, Part-time, non sentendosi troppo costretti in precise regole, rimanendo comunque coerenti con l’obiettivo dell’eliminazione.

Per il momento, essendo il mio ometto già grandicello rispetto ai tempi dell’E.C. e io purtroppo ancora dipendente dal pannolino, sto optando per praticarla occasionalmente e già so che sarà molto dura (non voglio assolutamente pensare a quanti vestiti avrò da cambiare, lavare e asciugare), e che ci saranno momenti di “sciopero” in cui mi sembrerà di tornare indietro anziché andare avanti.

Se volete saperne di più, ecco una simpaticissima App E.C. che vi guiderà passo per passo.

Aspetto di sapere con ansia le vostre esperienze e opinioni.

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