Tour in Normandia: 5 tappe da non perdere e una da evitare

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Normandia, Francia. Già parecchio tempo fa, senza i due lillipuziani, io e Mister F dovevamo avere un debole per i Vichinghi. Vista la nostra incursione in Normandia e quella, di molti anni dopo, in Danimarca, chissà che non si celi in noi il sangue di guerrieri norreni…

Vi dirò la verità, abbiamo puntato alla Normandia col pallino di vedere Mont Saint Michel. Non ne siamo rimasti delusi, ma quel che bene sapevamo e che avevamo studiato dalle carte è che la Normandia ha tutt’attorno molto altro, storia dell’altro secolo e scorpacciate di cozze e patatine comprese.

Cosa vedere in Normandia

Rouen – falesie di Etretat – Honfleur – Caen – Omaha Beach – Mont Saint Michel

Siamo sbarcati a Parigi con un volo diretto da Napoli sul finire di agosto. Anche qui macchina a noleggio, guida e mappe. I primi chilometri li maciniamo verso Rouen, al nord, capoluogo dell’Alta Normandia. Passeggiamo tra le vie della cittadina dove Giovanna D’Arco fu condannata al rogo e che ha dato i natali al mio amato Flaubert e scopriamo che qui la Cattedrale di Notre Dame è una delle più belle costruzioni di stile gotico francese. Adagiata sulla Senna, Rouen dà quel fascino discreto dei vecchi quartieri e delle tipiche case a graticcio, e a noi la possibilità di assaporare la prima baguette del viaggio e dei saporitissimi cioccolatini scoperti per caso in una delle tante cioccolaterie che incontreremo sul nostro cammino.

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Ci rimettiamo in auto verso le falesie bianche di Etretat (una novantina di km di distanza). È qui che ci affacciamo per la prima volta sulla Manica e conosciamo quelle spiagge immense che ci accompagneranno nei prossimi giorni. Da evitare nelle ore centrali per il caldo e per le frotte di turisti, Etretat è piccola città di pescatori che deve la sua fortuna alle spiagge ghiaiose, ma soprattutto alle falesie naturali di calcare a picco sul mare, che includono un famoso arco naturale. Un paesaggio meraviglioso che non a caso a ispirato il fior fiore dei paesaggisti: a cominciare da Eugène Boudin per finire con Matisse, passando soprattutto per Monet, Camille Corot e Gustave Courbet.

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La notte la passeremo a Honfleur, a poco meno di 50 Km da Etretat, in un B&B prenotato in precedenza (qui non è esattamente come in Irlanda, dove puoi anche scegliere il giorno stesso e prenotare dove pernottare: i B&B lungo la via sono un po’ di meno e i prezzi sono un po’ superiori). Honfleur è un carinissimo porticciolo normanno, sviluppato tutt’intorno al suo “vieux Bassin”, un grosso bacino dove spiccano migliaia di barche e su cui si affacciano alte e strette casette coi tetti di ardesia. È davvero davvero romantico…

[la tappa da evitare] Caen è la nostra prima tappa il giorno dopo, ma non è che ci entusiasmi più di tanto. Capoluogo della Bassa Normandia, abbiamo visto giusto un po’ il centro e ciò che rimane di medievale all’interno delle mura del Castello. È una città giovane, senza dubbio, sia perché ricostruita dopo sanguinosi bombardamenti, sia perché ospita una importante università che richiama migliaia di studenti, ma direi decisamente da evitare se si vuole puntare subito su altro.

Da Caen a Omaha Beach è un attimo (circa 50 km). Qui calpestate una delle pagine di storie più cruente legate alla seconda guerra mondiale: il D-Day e il suo catastrofico bilancio di morti e feriti. Dopo aver attraversato il museo, il memoriale e il cimitero americano dalle migliaia croci bianche, ci si ritrova su questa spiaggia lunghissima (circa 8 km) che col suo nome in codice, Omaha appunto, racchiude in realtà tre tranquilli villaggi: Vierville-sur-Mer, Colleville-sur-Mer, Saint-Laurent-sur-Mer.

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Ultima tappa della Normandia (poi ce ne andremo verso la Bretagna, ma questa è un’altra storia che presto vi posterò), non poteva che essere Mont-Saint-Michel. Ed è subito fiaba. Suvvia, ci sarà un motivo per cui questa baia è visitata da milioni di turisti all’anno ed è il terzo sito turistico più visitato in Francia (dopo la Tour Eiffel e il Castello di Versailles). Così che, per la notte precedente avevamo scelto un alberghetto proprio qui nei paraggi, in modo tale da svegliarci di buona lena e trovarci già qui prima delle orde fatidiche.

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Un isolotto nel bel mezzo di un’immensa baia, famosa per le sue maree, sul quale sorgono un borgo antico e la sua imponente Abbazia. Ci addentriamo, oltre le mura, ed è la solita musica di alberghi, ristoranti e negozietti di souvenir. Ma una volta arrivati sui bastioni lo scenario cambia e il panorama diventa infinito, di sabbia e di acqua salmastra. Ci rimettiamo in pace col mondo e cerchiamo di vedere la marea? Le maree? Quando siamo andati noi, c’erano lavori in pieno corso. La realizzazione di una diga parecchio tempo ha limitato e di molto l’effetto delle maree, causando l’insabbiamento progressivo della baia. In pratica, nel periodo in cui siamo andati noi, Mont Saint Michel ritornava ad essere un’isola una cinquantina di giorni all’anno e solo per qualche ora. Con i lavori di ripristino terminati l’anno scorso, si è dato un nuovo volto a questo posto: prima una strada sopraelevata permetteva di sostare con le auto a pochi metri dal borgo, ora bisogna lasciarla nel parcheggio a 2,5 km. Da qui si con la navetta gratuita, a piedi oppure con una navetta trainata da cavalli.

Chicche e consigli: quello che abbiamo imparato è che non conviene fare benzina in autostrada. Meglio se vi rifornite nelle stazioni dei supermercati (in Francia in ogni parcheggio dei supermercati c’è sempre un distributore). Gli alberghi prenotateli prima e magari online e vi consiglio di dare uno sguardo al sito www.gites-de-france.fr

Alla prossima

Germana

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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