Obsolescenza programmata: anche in Italia una proposta di legge per contrastarla

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Se ci pensiamo, quella dell’obsolescenza programmata è una vera e propria piaga che il mondo moderno si trova a dovere subire. Certo, c’è chi per rilanciare i consumi e vedere girare freneticamente sempre più merci e sempre più soldi (nostri) venderebbe l’anima al diavolo, ma c’è chi sta iniziando a capire dove sta il tranello. Anche perché è ormai difficile ignorare quanto gli elettrodomestici odierni, ad esempio, abbiano una vita assai ridotta rispetto a quella che avevano i loro “antenati”.

Il vero problema, oltre al dogma della crescita illimitata dei consumi che si ostina a non morire, nonostante abbia iniziato da un bel po’ di anni a creare (letteralmente) più danni che guadagni, è che manca completamente un quadro normativo che definisca la materia. A cercare di riempire questo vuoto, recentemente, ci hanno provato con una proposta di legge due persone: Luigi Lacquaniti deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, e Simone Zuin, ideatore del sito Decrescita Felice Social Network

L’obsolescenza programmata è quella “pratica industriale in forza della quale un prodotto tecnologico di qualsiasi natura è deliberatamente progettato dal produttore in modo da poter durare solo per un determinato periodo, al fine di imporne la sostituzione con un nuovo prodotto, più efficiente e funzionale, la cui carica innovativa viene pianificata in precedenza”, scrivono Lacquaniti e Zuin nella proposta: “Questa pratica è una delle colonne portanti del nostro sistema economico fondato sul consumo continuo”.

Colonna portante, ma fenomeno giustamente non accettabile, secondo i due. In un periodo in cui di soldi (e di risorse) da buttare ce ne sono sempre meno, in effetti, è davvero un’offesa all’intelligenza umana, oltre che al buonsenso, produrre elettrodomestici con

A cosa mira dunque la proposta? “Con questa proposta di legge intendiamo identificare penalmente e vietare la pratica dell’obsolescenza programmata, spiega Lacquaniti intervistato da Giuseppe Iasparra per GreenNews: “Sono previste delle sanzioni che vanno da 10 mila a 500 mila euro a seconda del produttore”. Ci saranno dei controlli per individuare i casi di obsolescenza programmata? “Noi riteniamo di sì. Il Ministero dello Sviluppo Economico deve assumersi in prima persona l’onere di verificare la durata media dei prodotti attraverso propri organi ispettivi di controllo, enti terzi o organi di certificazioni. Inoltre, la proposta prevede che il Ministero, dopo l’entrata in vigore della legge, intervenga con un’indagine accurata sui beni di consumo (principalmente prodotti elettrici) per verificare effettivamente la corretta progettazione, produzione e commercializzazione del bene”.

La proposta, se accettata, non porterà solo a benefici per l’ambiente e per le nostre tasche, ma potrebbe avere risvolti positivi anche dal punto di vista occupazionale. Basti pensare a quante persone potrebbero re-inventarsi un mestiere imparando a riparare gli oggetti che invece sono destinati a finire in discarica o in un inceneritore. Del resto, c’è già chi ha iniziato questo percorso. Come i ragazzi dei Restart Party, la “festa” degli aggiusta-tutto, un’idea nata a Londra dal piemontese Ugo Vallauri, 35 anni, e dall’americana Janet Gunder, 33, creatori di “una rete che organizza incontri pubblici a cui partecipano volontari disposti a sistemare gli elettrodomestici portati da chi, in cambio, offre la sua disponibilità ad ascoltare. E a imparare”.

Imparare, una cosa di cui oggi, nonostante l’overdose di informazione a cui siamo quasi assuefatti, si ha urgentemente bisogno. Ma che può essere la chiave per cambiare da subito. Anche perché la proposta di legge, purtroppo, non è legata solamente al lodevole impegno di Luigi Lacquaniti e Simone Zuin, ma dipende anche dai tempi biblici delle istituzioni italiane, ovvero dal rischio che l’iter parlamentare possa trasformarsi in un labirinto inestricabile.

Quasi certi che andrà così, come avviene soprattutto per le proposte più sensate, meglio iniziare a darci da fare da soli. Come? Se non auto-producendo, nel caso degli elettrodomestici, almeno iniziando a cercare quei pochi professionisti che li riparano; evitando marche che, seppur note e cool, in sostanza ci truffano; e, magari, non comprando più merci inutili. Economisti e politicanti vari, vedrete, se ne faranno una ragione.

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