E' arrivata la Generazione decrescente!

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Parlare di ambiente, sostenibilità, limitatezza delle risorse, decrescita ha molto più senso per chi oggi ha trenta o quarant’anni di quanto non lo abbia per gli ultrasessantenni. Sia per una visione diversa che si ha e ci si è formati della vita e del mondo, sia perché badare al fatto che risorse come l’acqua, le foreste o il petrolio non siano rinnovabili dovrebbe essere preso molto più in considerazione da parte di chi, si spera, ha molti più anni da trascorrere su questo piccolo e fisicamente limitato pianeta.

Cnon significa rinnegare o ripudiare ciò che abbiamo o abbiamo avuto, ma capire che non ci si può più comportare come si è fatto fino a questo punto della storia. Produrre, consumare e sprecare come si è fatto fin’ora può avere delle conseguenze irreparabili, ora che anche altre popolose parti del globo hanno iniziato a farlo. E se prendere coscienza di queste problematiche ha senso già per chi è nato negli anni Venti o Trenta del ventesimo secolo, figuriamoci per chi, come il sottoscritto, è nato negli anni Settanta o, ancor più, per chi è nato negli anni Ottanta e Novanta.

Da queste riflessioni è nato un libro, Generazione decrescente (ed. L’Età dell’Acquario), un mio piccolo ed umile contributo a un risveglio, a una presa di coscienza di cui c’è urgentemente bisogno. Per motivi sociali, economici, ambientali e spirituali. Del resto siamo ormai in molti a non avere più un Dio, né un’ideale o un’ideologia in cui credere, e le conquiste fatte a livello sociale e politico, l’emancipazione raggiunta dalle generazioni precedenti rischiano in questo momento di essere sprecate da un livello di immoralità, volgarità, superficialità e stupidità che in certi momenti fanno rimpiangere epoche passate e notoriamente più austere di quella attuale.

Ma perché “Generazione decrescente”? In che senso? Se non altro per il fatto di essere la prima a vivere, e sotto certi aspetti a pagare, le conseguenze di stili di vita e di politiche economiche e sociali che hanno portato, forse per la prima volta nella storia, alla convinzione o alla consapevolezza di non potere avere di più dei propri padri. Ma non potere “avere di più” non è necessariamente un male, quando si ha per obiettivo il volere “fare” di più, o l’“avere di meglio”.

Questo lavoro nasce dal bisogno di approfondire ed ampliare quello che, nel 2008, è stato un pezzo scritto per il sito www.decrescitafelice.it. Un post arrabbiato, forse dai toni un po’ cupi, che vuole risposte e soluzioni alla situazione in cui ci si è ritrovati all’inizio del nuovo millennio. Un messaggio sotto certi aspetti aggressivo che vuole dar voce a tutti coloro i quali, senza riuscire più a rispecchiarsi in nessuna ideologia politica e non avendo nemmeno la forza morale o di volontà di fare ciò che in situazioni simili avrebbero fatto i propri padri nella stessa situazione, si trovano a vivere in un limbo di benessere materiale che però li rende spesso inquieti, insoddisfatti, svogliati o apatici. Un messaggio scritto nel pieno della crisi economica globale, delle esplosioni delle bolle speculative finanziarie, uno sfogo nato nel momento in cui, a pochi anni dall’ingresso nell’età adulta, dopo una marea di sogni e di aspettative (spesso indotte e presto deluse), ti viene detto che “non ce n’è più per nessuno”.

Lo ripropongo qui, come approccio agli argomenti di un libro che vuole essere il più equilibrato ed obiettivo possibile. E che, seppur nella sua a volte feroce critica dei modelli sociali propinatici, vuole comunque avere un risvolto fresco, positivo e soprattutto propositivo. Il post si intitolava, appunto, “Generazione decrescente”, e chiedeva:

- Provate, se avete più di quarant’anni, a far parte di una generazione che si è sempre sentita dire che è fortunata perché ha avuto tutto.

Provate ad immaginare, per una volta, che cosa voglia dire davvero avere tutto. O pensare di averlo, almeno. Credete che sia facile dare un senso alla propria vita?

Provate a vivere in un mondo in cui tutto è già stato detto, o fatto, o scoperto, o inventato, o addirittura vissuto. Un mondo in cui i vostri padri possono vantarsi di aver costruito tutto da soli. Immaginate di non trovarvi sempre e comunque a vostro agio, in questo mondo costruito “per voi”, soprattutto quando avete molte ragioni per farlo.

Provate ad avere trent’anni e a dover lavorare a tempo determinato in un call-centre, magari vivendo ancora in casa dei genitori perché impossibilitati a (se non incapaci di) mettere su famiglia. Se non volete metter su famiglia, provate a metter su casa, quando non potete ricevere un prestito da banche ormai alla rovina che, magari dopo avervi fregato e dopo aver speculato in ogni modo, non si fidano (!) di voi.

Provate a crescere col cervello quotidianamente bombardato da impulsi che, quando non sono a scopo pubblicitario, vi fanno credere che, senza il minimo impegno o capacità, diventerete rock-star o divi televisivi. Crescete col boom della pubblicità prima e dei reality show poi, invece che con “Carosello”.

Provate ad uscire un sabato sera e sentire il vuoto fuori e dentro di voi, nel vedere molti, troppi coetanei incapaci di affrontare anche una semplice serata in discoteca senza ricorrere all’uso di sostanze più o meno legali.

Provate a crescere e maturare nel periodo storico in cui si stanno pagando le conseguenze sociali, ambientali, politiche ed economiche delle scelte sbagliate fatte da molte delle persone che oggi vi accusano di essere degli ingenui, dei deboli, degli svogliati.

Provate a non avere idea di cosa ne sarà del vostro domani, vuoi per i crash finanziari piuttosto che per i cambiamenti climatici.

Provate ad essere giovani in un mondo vecchio. Un mondo in cui la folle corsa al “di più”, al “più grande”, al “più veloce”, vi ha probabilmente fatto mangiare tre volte al giorno, ma vi ha tolto molto altro.

Provate, anche solo per un giorno. E ditemi se la Decrescita Felice non è l’unica risposta ai nostri problemi che non sia priva di senso, vivendo nella quasi totale assenza, tra l’altro, di uno straccio di spiritualità o di un briciolo di ideologia.

È stato fino ad oggi un viaggio a senso solo: verso l’alto. Ma chi vola troppo in alto, si sa, prima o poi viene colto dalla vertigine.

Noi siamo la vertigine. E vogliamo rallentare. Vogliamo scendere. Vogliamo decrescere!

Generazione decrescente è un breve sfogo, sotto molti aspetti autobiografico, avente l’obiettivo di fornire dritte per uscire dalla deriva in cui sono molti di noi e di trovare risvolti positivi alla situazione attuale, giovanile e non. Cosa che egoisticamente potrà servire anche a me, visto che scrivere è un po’ come parlare: può aiutare molto a chiarirsi le idee anche chi lo fa.

Spero possa essere di vostro interesse!

Grazie,
Andrea Bertaglio

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Commenti 1

Ospite - Shardana il Domenica, 04 Maggio 2014 18:06
Generazione decrescente

Scusami non vorrei contraddirvi ma ho 60 anni e ho iniziato il percorso della decrescita felice da tempo,anche nella mia attività di ristorazione e continuo a lavorare come se nulla fosse cambiato.Sono i giovani che secondo me hanno difficoltà ad intraprendere "la via",e continuano a consumare in maniera poco sostenibile.

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Scusami non vorrei contraddirvi ma ho 60 anni e ho iniziato il percorso della decrescita felice da tempo,anche nella mia attività di ristorazione e continuo a lavorare come se nulla fosse cambiato.Sono i giovani che secondo me hanno difficoltà ad intraprendere "la via",e continuano a consumare in maniera poco sostenibile.
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