Wanderlust: bisogno di viaggiare. In un gene, la sindrome del vagabondo.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Negli ultimi mesi, sono stata invitata più volte a parlare dei miei viaggi e sono stata costretta a mettere ordine tra le mie idee, oltre che tra le fotografie. L’altro ieri, in volo di ritorno dalla Germania, una parola che ho sentito più volte in questi mesi continua a girarmi per la testa: WANDERLUST.

La parola tedesca “wanderlust” si può tradurre come “l’irresistibile necessità di viaggiare che consuma alcune persone”. Vi è mai capitato di sentire una necessità impellente di partire, di vedere nuove parti del mondo, conoscere persone, tradizioni e annusare l’aria poco familiare e ricca di emozioni di un luogo sconosciuto?

Non deve per forza essere dall’altra parte del mondo, anche una nuova città da scoprire a pochi km da casa, gustare il cibo di strada, oppure i piatti migliori in un ristorante tradizionale, visitare muse, mostre e scoprirne la storia.

immagine

Puntualmente una sensazione di inquietudine e necessità di partire si ripresenta e ho scoperto che non è direttamente né inversamente proporzionale alla qualità della mia vita in quella ce considero “casa”, dove tra l’altro sono sempre ben felice di tornare.

Posso essere totalmente felice e soddisfatta, ma ad un certo punto ho bisogno di partire, o anche solo di programmare un viaggio. Non si tratta di bisogno di fuggire, né di immaturità, a quasi 40 anni devo rendermi conto di essere fatta così e posso accettare gestire questo problemino.

immagine

D’altronde da un punto di vista antropologico, gli esseri umani sono una specie esploratrice: le radici dell’umanità sono legate all’Africa. I nostri antenati iniziarono a lasciarla intorno ai 70.000 – 50.000 anni fa (Armour et al 1996), stabilendosi poi in soli 50.000 anni, in tutto il mondo, adattandosi ai climi e alle condizioni ambientali più estreme e disparate: ancora oggi, il viaggio è un modo di sopravvivere e cercare di migliorare le proprie condizioni di vita.

La ricerca scientifica si sta occupando del perché perché gli esseri umani, anche in condizioni di benessere, amino viaggiare e si è concentrata sullo studio dei geni. Una delle scoperte è che il gene DRD4, coinvolto nella regolazione dei livelli di dopamina nel cervello, potrebbe essere collegato a questo tipo di comportamenti (Lichter et al, 1993): circa il 20% degli esseri umani possiede una variante di questo gene (DRD4-7R), che è collegata ad irrequietezza e curiosità (Schilling, Walsh e Yun, 2011).

immagine

Questa irrequietezza può indurre ad affrontare rischi maggiori, tra i quali, anche l’esplorare luoghi nuovi e lontani. Un’altro fattore che può contribuire a questa sindrome sembra essere la capacità che abbiamo sviluppato da bambini di sognare e viaggiare con l’immaginazione, che poi traduciamo da adulti in realtà. Essere stata una bambina che amava leggere più di ogni altra cosa, dipendente dalla capacità che hanno i libri di portarti magicamente in altri luoghi ed altre vite, può aver aggravato la mia patologia?

Anche la scienza dice che…la necessità di viaggiare non è una malattia, ma una necessità strutturale di molti esseri umani. Assecondare i miei bisogni ed essere gentile con me stessa aumenterà sicuramente la mia qualità di vita e quella di chi mi sta vicino.

Non amo il Natale e le feste in generale, li considero amplificatori di tristezza e dolore per chi non sta bene e non ha la fortuna di essere felice. Purtroppo, nel mondo, sono ancora la maggioranza.

Mi auguro e vi auguro un mondo senza guerre e confini, dove ogni luogo sia un posto accogliente in cui programmare il prossimo viaggio.

Volete curiosare tra miei viaggi? Il blog sta crescendo!

immagine

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

Repubblica di San Marino

Repubblica di San Marino: il turismo slow e green che non ti aspetti

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook