Le radiazioni per conservare i nostri cibi: quali rischi?

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Vi siete mai chiesti perché l’aglio e la cipolla che conservate alla luce non germogliano? Oppure perché alcuni tipi di frutta marciscono dopo molti giorni, anche se tenuti fuori dal frigorifero? Nel sito dell’Enea, si legge che il settore alimentare ed agricolo rappresentano il più diffuso campo di applicazione su scala industriale e mondiale dell’utilizzo delle radiazioni ionizzanti, in particolare per i raggi gamma di impianti al cobalto 60.

Le radiazioni vengono utilizzate per molteplici scopi: ad esempio, ad uccidere i batteri patogeni di salmonella, botulino e colera, ad eliminare spore fungine, parassiti ed insetti da frutta secca o spezie. Inibire la germinazione di aglio, cipolle patate. Indurre mutazioni nei semi delle piante per ottenere cambiamenti in esse: un esempio è il grano Creso, che ha sviluppato una mutazione che ne ha ridotto l’altezza. Ora quasi tutto il grano coltivato in Italia ha questa mutazione, che rende più difficile che il grano si “sdrai” al suolo a causa del vento e permette una raccolta più agevole.

I cibi assorbono queste radiazioni ionizzanti, e l’intensità massima è consentita solo su prodotti secchi, come le spezie, e vengono irraggiati direttamente confezionati. Questo procedimento viene dipinto come amico degli esseri umani e dell’ambiente perché i processi di decontaminazione dei cibi utilizzati normalmente prevedono l’uso di prodotti chimici (bromuro di metile, ossido di etilene) che oltre ad essere notevolmente pericolosi per la salute dell’uomo, sono anche una seria minaccia per l’ambiente, come il bromuro di metile che è stato riconosciuto responsabile della distruzione della fascia di ozono. Inoltre le radiazioni uccidono insetti e parassiti che, nel trasporto di alimenti da un paese all’altro, potrebbero causare la loro diffusione in ambienti dove sono assenti.

Ma è tutto davvero così sicuro come viene dipinto?

Una cipolla o un fagiolo che non germoglia, è un cibo vivo e nutriente allo sesso modo di uno che è stato “mummificato” dalle radiazioni?

E queste radiazioni come vengono ottenute?

La quantità di radiazioni a cui può essere sottoposto un cibo arrivano all’equivalente di 30 milioni di raggi x al torace. E notoriamente questi trattamenti non fanno bene alla salute umana ed animale. E a quella delle piante?

Per ottenere questi raggi si usano sostanze radioattive, che producono rifiuti e scorie radioattive: dove finiscono?

Se i batteri patogeni possono venire uccisi con le radiazioni, significa che possiamo tranquillamente mangiare verdure innaffiate con acqua di fogna, tanto non ci verrà il colera?

In realtà sul sito dell’agenzia americana per la tutela dell’ambiente, e molti altri, si legge che le radiazioni non riescono ad inattivare le tossine prodotte da batteri prima dell’irradiazione, ad esempio il botulino. La frutta e la verdura non marciscono in fretta, ma invecchiano lo stesso, ed sono alterati il loro valore nutritivo, gusto e sapore.

L’irradiazione uccide inevitabilmente anche i batteri che producono gli odori che si avvertono quando il cibo va “male”. I grassi irradiati tendono a diventare rancidi e molte vitamine vengono distrutte.

In Europa, l’irradiazione è stata utilizzata per vendere come freschi carne o pesci avariati.

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I cibi irradiati non possono essere considerati biologici. A voi la scelta.

Sitografia

http://rense.com/general81/foodr.htm

http://www.epa.gov/radtown/food-irradiation.html

http://www.elettrotecnologie.enea.it/index.php?option=com_content&view=article&id=52:irradiazione-di-cibi&catid=38:matrice-di-applicabilita&Itemid=5

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