Caroselli e Barattieri: biodiversità nell’orto dalla Puglia

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Tre anni fa, in Salento, ho assaggiato per la prima volta a casa di un amico uno strano cetriolo arrotondato striato di verde chiaro e scuro. Buonissimo! Non lo avevo mai visto nel nord Italia, né in nelle zone del Centro Italia che ho visitato. In realtà sono frutti tipicamente pugliesi, che da centinaia di anni sono ibridati dagli agricoltori e fanno parte dell’alimentazione estiva tradizionale. I caroselli, e quest’anno ho scoperto anche i barattieri, che per me sono ancora più buoni, con il loro gusto simile al melone verde invernale.

Mi hanno spiegato che non sono cetrioli, ma meloni e nel mio ultimo viaggio in Puglia ho intervistato in merito dei veri esperti, ovvero, chi li coltiva. La cosa che mi fa più sorridere è che questi meloncelli verdi sono chiamati con tantissimi nomi differenti, a seconda del luogo in cui sono coltivati. In particolare i caroselli si chiamano anche: pagnottelle, , cummarazzi, cocomarazzi, pagghiotte, caruseddi, meloncelle, cucumarazzi, scopatizzi, canciuff, poponelle… La regione Puglia ha inserito il carosello nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani col nome di carosello di Manduria, carusella ed il barattiere con il nome di barattiere, cianciuffo, pagnottella, cocomerazzo.

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Barattieri e i caroselli appartengono alla famiglia delle Curcubitacee ed il loro nome scientifico è Cucumis Melo: lo stesso nome dei meloni che tutti siamo abituati a mangiare. Sono infatti varietà di melone che si mangiano acerbi.

Ho trovato un bellissimo progetto che si chiama BiodiverSo e cerca di raccogliere le varietà locali di ortaggi pugliesi ed è in continuo aggiornamento. Lì ho trovato anche delle utilissime schede che spiegano come coltivare caroselli e barattieri. Per molte persone, i cetrioli risultano difficili da digerire, in quanto contengono delle sostanze, le cucurbitacine, che andrebbero eliminate prima del consumo facendoli spurgare con il sale, esattamente come si fa con le melanzane. Caroselli e barattieri non contengono cucurbitacine e sono, dunque, più digeribili.

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Questi due ortaggi sono spesso coltivati nel letto dei fiumi asciutti e mi hanno ricordato il Citrullus colochinthis, un meloncino verde e amaro che cresce negli uadi nel deserto libico e che viene utilizzato dai Tuareg in medicina e come alimento, dopo aver eliminato le sostanze amare e tossiche che contiene.

Vi invito a guardare la piccola intervista che ho fatto in viaggio verso Roccaforzata, dove la simpaticissima Nicoletta e un esperto di passaggio mi hanno dato una lezione sull’argomento e rifornita di caroselli. Con mia gran sorpresa, tornata a Modena, ho trovato in vendita caroselli e barattieri in un noto discount e sto continuando a mangiarli con piacere.

Buon appetito e buon viaggio!

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Laureata in Scienze Naturali, è specializzata in Botanica ed Etnobotanica ed Alimurgia. È stata per anni docente universitaria e nelle scuole di ogni ordine e grado, ha visitato tutto il mondo possibile e negli ultimi 10 anni ha sviluppato un’attività privata di divulgazione per avvicinare il pubblico al mondo delle piante, tramite corsi ed attività pratiche di erboristeria casalinga e cucina naturale a base di piante spontanee e officinali. Ora ha la sua azienda agricola "Arte Botanica", dove produce liquori, dolci e preparati a base di piante officinali e fiori.
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