Tamarindo: benefici, proprietà e una ricetta

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Il Tamarindus indica è un bellissimo albero appartenente alla famiglia delle Fabaceae (leguminose), che arriva a essere alto 30 metri, originario del Sud Africa, ma coltivato anche in Asia meridionale, Sud America e nelle isole caraibiche. In questo periodo dell’anno, grazie alla tradizione di mangiare frutti esotici durante le feste, è molto più semplice trovare i frutti del tamarindo fresco. Da piccola, mi chiedevo che cosa ci fosse dentro quella misteriosa granita di color marrone scuro che talvolta si trovava in vendita. Viaggiando, ho scoperto il frutto del tamarindo, prima in Africa come ingrediente di diversi piatti e poi in Costarica, dove l’ho assaggiato per la prima volta trasformato in una deliziosa bevanda.

La parte commestibile è la polpa marrone tenera e appiccicosa racchiusa dal baccello sottile e friabile. La polpa ricopre dei piccoli semi duri e lucidi, che possono rompere un dente se li addentate per sbaglio. Quindi si lascia sciogliere in bocca la polpa come una caramella, fino a quando restano i semini ricoperti da una buccia sottile, che riuscirete facilmente a rimuovere per osservarli in tutta la loro lucente bellezza. Sembrano piccole sculture di legno.

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I frutti acerbi hanno un sapore più aspro, quelli maturi più dolce, simile ad una marmellata agrumata. Per questo, il tamarindo è utilizzato sia per piatti dolci che salati.

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La polpa ha una notevole quantità di vitamine C ed E, vitamine del gruppo B, calcio, ferro, fosforo, potassio, manganese e fibre, composti organici che rendono il tamarindo frutto dalle proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie, ipocolesterolemizzanti e antiacide.

Consumandone con moderazione, si può usufruire delle proprietà stimolati dell’appetito e lassative e anche e sembra strano, aiuta anche in caso contrario: nel trattamento della diarrea cronica.

Ricetta

Come fare il: “fresco de Tamarindo”, ovvero, come ottenere una deliziosa bevanda dissetante, che non c’entra nulla con lo gli sciroppi zuccherosi in

commercio. Ci sono diversi modi per prepararlo, io preferisco questo, che mi hanno insegnato tanti anni fa in Costarica.

In commercio è difficile trovare dei baccelli belli come quelli che ho fotografato, ma trovate con facilità nei negozi etnici, dei quadrotti di polpa compressa, già privata della buccia e pronta all’utilizzo. In alcuni casi in mezzo ci sono i semi. Prendete la polpa spezzettatatela in mezzo litro d’acqua, che porterete ad ebollizione per una decina di minuti, sufficienti a farla scogliere.

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Diventa una pappa densa, nella quale galleggiano i semi. Mentre è ancora bollente io ho aggiunto due cucchiai di sciroppo d’acero, dato che questo tamarindo è molto brusco e poco dolce.

Ora, con un colino a maglia fine setacciate il tutto, aggiungendo pian piano acqua a temperatura ambiente mentre mescolate con un cucchiaio di legno od una spatola per sciogliere la polpa e staccarla dai semi.

Assaggiate e aggiungete acqua fino a raggiungere la concentrazione ed il sapore che preferite.

A questo punto, se vi piace un succo torbido e un po’ marmellatoso, simile al succo di pesca, avete finito. Se è troppo denso aggiungete ancora acqua, refrigerate e servite. Personalmente preferisco il succo limpido, quindi ho filtrato il succo nuovamente con un tovagliolo di tela, che ha trattenuto tutta la fibra.

Buoni esperimenti!

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