Andar per erbe selvatiche: il Biancospino

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Il Biancospino (il più comune è il Crataegus monogyna) è una pianta stupenda, che ha sempre fatto parte di boschi e siepi, ed era conosciuto nel Medioevo come simbolo di speranza. Se guarda te bene i suoi fiorellini bianchi e profumati, vedrete che hanno 5 petali e somigliano molto a quelli di meli, peri, susini, ciliegi… appartengono alla stessa Famiglia, quella delle Rosacee.

Proprio a causa di questa appartenenza, il Biancospino da qualche decina di anni non è più una pianta che si trova facilmente, a causa del “colpo di fuoco”, un’infezione causata da un batterio (Erwinia amylovora), che trova nel biancospino il la vittima più semplice da colpire. Dal biancospino, può trasmettersi agli alberi da frutto, e per questo in alcune regioni è stato vietato di piantarlo in campi e giardini. Le piante sopravvivono nelle siepi abbandonate e nei boschi.

Gli erboristi lo hanno da sempre associato al cuore (un nutrimento per il cuore) e al mantenimento della sua funzionalità, e la ricerca scientifica non ha potuto che confermare queste proprietà: migliora il battito cardiaco e regolarizza la pressione sanguigna, quindi aiuta non solo chi soffre di pressione alta, ma anche chi soffre di pressione bassa. Come tutte le erbe, assumere rimedi fatti con questa pianta non ha un effetto immediato, ma agisce in armonia con i processi fisiologici dell’organismo, quindi va assunto regolarmente per avere dei risultati. La pillola magica, non esiste, e di solito, ha effetti collaterali. In questi giorni il biancospino sta fiorendo, e ho raccolto le sommità fiorite e le foglie per farne tintura ed essiccarle per fare delle tisane che mi aiutino a riposare nelle notti insonni durante la luna piena. Per queste sue proprietà non è indicato in gravidanza e alle persone che necessitano di medicinali per il cuore, come la digitale.

biancospino

Il Biancospino in autunno produce dei piccoli frutti rossi, che sono delle mele in miniatura, e possono essere utilizzati per confezionare confetture e succhi: una volta queste bacche selvatiche, che crescevano nelle siepi vicino a casa, erano un’integrazione importante delle risorse alimentari per la famiglia. Trovate qui una scheda interessante sul suo utilizzo tradizionale in cucina.

da www.funghiitaliani.it

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Laureata in Scienze Naturali, è specializzata in Botanica ed Etnobotanica ed Alimurgia. È stata per anni docente universitaria e nelle scuole di ogni ordine e grado, ha visitato tutto il mondo possibile e negli ultimi 10 anni ha sviluppato un’attività privata di divulgazione per avvicinare il pubblico al mondo delle piante, tramite corsi ed attività pratiche di erboristeria casalinga e cucina naturale a base di piante spontanee e officinali. Ora ha la sua azienda agricola "Arte Botanica", dove produce liquori, dolci e preparati a base di piante officinali e fiori.
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