Le orchidee, fiori speciali: la vaniglia

La famiglia delle orchidee è incredibilmente varia e presente in quasi tutti gli ambienti del globo, deserti esclusi. Sono stimate più di 25.000 specie, e anche se dagli amanti dei fiori sono considerate soprattutto le sgargianti  Phalaenopsis o Cattleya in vendita ormai da tutti i fioristi, andando a fare un giro per boschi e prati è possibile incontrare anche in Italia le piccole orchidee spontanee che si nascondono tra gli altri fiori di campo.  Ma cosa hanno di particolare queste piante? Nelle zone tropicali sono soprattutto epifite, ovvero crescono non con le radici nel terreno, ma attaccate ad alberi nelle foreste tropicali, mentre in Europa sono geofite ovvero vivono nel terreno.

Sono tra le famiglie di piante a fiore che si sono evolute più recentemente e spesso lo hanno fatto insieme agli insetti che si occupano di impollinarle: il polline delle orchidee non è in polvere, ma riunito in piccole massule che restano attaccate alla testa o all’addome  dell’insetto, che poi dovrà trasportarle fino ad un’altra orchidea fiorita. Per ottenere questo alcune orchidee si sono specializzate al punto da prendere l’aspetto o l’odore dei ferormoni  dell’insetto stesso.

Ad esempio quelle del genere Ophrys somigliano all'addome peloso e hanno l’odore della femmina di alcuni insetti simili alle vespe, per attirare i maschi con la lusinga di  un accoppiamento facile .Queste specializzazioni così estreme sono però fonte di pericolo di estinzione: se si dovesse estinguere l’insetto, anche l’orchidea perderebbe la possibilità di riprodursi sessualmente e  forse si estinguerebbe. Se le trovate in giro non pensate di prenderle e piantarle altrove, vivono soltanto nei terreni dove hanno sviluppato una simbiosi con funghi particolari e le condannereste a morte sicura. Alcune orchidee come la Neottia sono talmente dipendenti dai funghi per nutrirsi che non hanno nemmeno più la clorofilla e quindi la possibilità di nutrirsi da sole con la fotosintesi.

 

Un’orchidea molto dolce: la vaniglia

Vanilla planifolia


Per chi non lo sapesse i cosiddetti baccelli di vaniglia, che vengono utilizzati per aromatizzare tanti dolci e liquori non sono altro che i frutti di un orchidea tropicale originaria del Messico. I frutti della vaniglia erano già utilizzati dalle popolazioni messicane 2000 anni prima della scoperta dell’America che la utilizzavano come aromatizzante di una bevanda tonica a base di cacao e peperoncino, denominata xocoatl (il cioccolato!). Da studi archeologici sembra che i maya la coltivassero e la chiamassero zizbic ed era bruciata insieme all’incenso, utilizzata per curare ferite e punture di insetto, mentre solo gli Aztechi siano stati i primi ad utilizzarla per aromatizzare il cioccolato. Etimologicamente, il nome Vaniglia deriva dello spagnolo vainilla che deriva a sua volta dal latino vagina che significa guaina, baccello.

La Vanilla planifolia è una pianta rampicante dal bel fiore bianco che può raggiungere i 9m di altezza in natura. I semini neri che trovate nei dolci testimoniano l’utilizzo della vera vaniglia  e non della vanillina  prodotta chimicamente e a basso prezzo: il costo elevato dei baccelli è dovuto alla lunga lavorazione necessaria a far sprigionare la sostanza aromatica chiamata vanillina e alla necessità di impollinare i fiori uno ad uno manualmente poiché non esistono insetti che lo facciano al di fuori del nativo Messico. I frutti vengono raccolti ancora acerbi, trattati con  acqua bollente o vapore, messi ad asciugare al sole per un giorno e chiusi in un contenitore ermetico perché l’acqua si depositi. Dopo circa un mese assumono un colore marrone scuro e si sviluppa la profumata vanillina. In questo modo la vanillina naturale arriva a costare 1500€/kg mentre quella sintetica solo 15€/kg. I maggiori produttori di queste bacche oggi sono

Baccelli in infusione alcolica



il Madagascar, le isole Bourbon, le Hawaii, l’Uganda, l’India, le Comore, l’Indonesia e la Guinea.In Italia ho visto per la prima volta i fiori dell’orchidea Vanilla planifolia presso l’Orto Botanico di Padova, che è stato il primo a riuscire ad ottenere i frutti in serra mediante impollinazione artificiale eseguita secondo la tecnica messa a punto dal prefetto dell'Orto Roberto De Visiani nel 1841. L’odore di vaniglia all’interno della serra era incredibile. Un caro amico di ritorno dal Madagascar,  oltre all'orrendo Rhum di Nosy- Be, mi ha portato un favoloso regalo: almeno un kg di morbidissimi baccelli di vaniglia (quando sono secchi e duri la qualità è pessima), che in parte conservo gelosamente chiusi ermeticamente in un contenitore di vetro ed in parte ho trasformato in estratto alcolico di vaniglia. Il procedimento è facilissimo: ho inserito i baccelli, sui quali ho praticato un incisione per il lungo con un piccolo bisturi affilato in bottigliette di vetro e li ho riempiti di alcool a 90°, quello per fare i liquori. Più tempo li lasciate in infusione, più vedrete il vostro liquore diventare scuro e scuotendolo con forza ogni tanto i minuscoli semi pian piano usciranno dai baccelli. Molti usano anche Vodka o Rhum, che hanno una gradazione più bassa, ma io preferisco l’alcool puro e non aggiungere zucchero. Uno o due cucchiaini di questo estratto profumeranno di vaniglia i vostri dolci e volendo può trasformarsi in una colonia molto dolce per profumare il corpo...



Ah, l’orrendo Rhum è diventato un dignitoso liquore dopo aver aggiunto sciroppo di zucchero di canna e qualche baccello di vaniglia, naturalmente!

 

Isy

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 Bibliografia e approfondimenti

Pierre Delforge Guide des Orchidées d’Europe – delachaux et niestlé

Caraibi – Una cucina multicolore – Konemann

Eureka Alert. 2008. Tahitian vanilla originated in Maya forests, says UC Riverside botanist

Bythrow, Jenna D. 2005 Vanilla as a Medicinal Plant. Seminars in Integrative Medicine 3(4):129-131. Free Abstract

http://wug.cab.unipd.it:8080/DigLib/DataBase/repository/1069086419/showMe

http://archaeology.about.com/od/vterms/qt/vanilla.htm

 

 

 

 

 

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