Benzina dalla CO2, questa l’ho gia’ sentita…

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Un team di ricercatori della University of Georgia ha messo a punto un processo che converte la CO2 in carburante, imitando, più o meno, quanto fanno le piante con la fotosintesi. Oltre che dei ricercatori statunitensi, il merito sarebbe di tale microrganismo, il “Pyrococcus furiosus“, che si nutre di carboidrati in acque di mare molto calde soprattutto in prossimità di bocche idrotermali, ci spiegano. Tutti, visto l’attuale prezzo dei carburanti (sarà mica colpa delle speculazioni?), speriamo naturalmente che il processo tra pochi anni possa essere applicato su scala industriale. Però ogni volta che sui media appare questo genere di notizia non posso fare a meno di aggiornare il mio personale elenco di fonti rinnovabili “miracolose” di cui mi ricordo ogni volta che pago (ormai profumatamente) il mio amico benzinaio.

Si va dagli arcinoti oli vegetali (colza, palma, arachidi…), che pare che possano davvero sostituire senza problemi il Diesel, agli escrementi, dalla cui fermentazione si può ricavare del metano, agli oli di frittura esausti del McDonald’s. Questi ultimi in realtà ci sono già nel gasolio che utilizziamo per le nostre auto: in una percentuale variabile dal 3 al 7% secondo quanto stabilisce una direttiva europea del 2009. A proposito, sapete che quando l’inventore del motore Diesel, Rudolph Diesel, presentò il suo primo motore all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 usava già l’olio di arachidi come carburante? L’ultima scoperta dei ricercatori della University of Georgia però non mi sorprende perché ne ho sentite di ben più incredibili: qualcuno ha usato il formaggio, anzi i suoi scarti, ed è riuscito a ricavarci una specie di biodiesel, mentre qualche tempo fa gli scarti di produzione del cioccolato hanno ispirato alcuni studenti della Università di Warwick che hanno realizzato una monoposto da corsa (la WorldF3rst) che supera i 200 all’ora.

Qualcun altro però si è spinto oltre: in Ghana la “Waste Enterprisers Limited” riesce a creare biodiesel dagli escrementi solidi umani prelevati dalla numerose latrine a cielo aperto presenti nelle zone rurali del paese, mentre l’urina umana è la fonte da cui nel Bristol Robotics Laboratory si è riuscito a generare elettricità alimentando delle celle di combustibile. Il “carburante” più raccapricciante è però quello che il chirurgo estetico Alan Bittner dichiarò qualche anno fa di aver usato per fare rifornimento al suo SUV Ford: grasso umano, di cui Bittner disponeva in abbondanza per via delle liposuzioni che praticava nel suo studio di Beverly Hills. Pare che fosse una bufala, però finì sotto processo per pratiche mediche non autorizzate.

In ogni caso, cari ricercatori alla ricerca del carburante a costo zero, continuate così e anzi cercate di fare presto. Il mondo ve ne sarà grato.

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