Sperimentazione animale: il caso di Caterina

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Diciamolo subito, onde evitare equivoci: io mi dissocio da chi ha augurato la morte a Caterina Simonsen, la studentessa di veterinaria gravemente malata che, attraverso Facebook, ha lanciato un appello a favore della sperimentazione animale. È doveroso.

Il suo messaggio, infatti, ha ricevuto una risposta molto violenta da parte di alcuni utenti, presunti animalisti che, però, sui loro profili social non fanno alcun accenno alla causa animale (bah!). La solidarietà della rete, della politica e dei personaggi pubblici è arrivata subito e da ogni dove, tanto che sui social è nato l’hashtag #iostoconcaterina proprio per sostenere la giovane studentessa, oltre che per condannare gli attacchi.

caterina

Per giorni ho preferito mantenere il silenzio sulla vicenda, mentre in rete montava la bagarre e nasceva il “contro” hashtag, #iostongiovanna, in riferimento alla storia della Signora Giovanna Bordiga, che dopo tanti anni di lotta contro la sua malattia è giunta alla ferma convinzione che la vivisezione non sia utile ai malati (tanto che l’anno scorso ha affidato il suo pensiero a un toccante video-messaggio).

Ma il caso, purtroppo, continua a occupare le bacheche e le pagine dei giornali. Ed è forse è arrivato il momento di scrivere, in breve, quello che penso in merito. Senza scendere dei meandri di una vicenda che mi sembra più intrigata di quanto appaia in superficie, mi appare del tutto evidente che il punto sia un altro: si sta palesemente seguendo uno schema ben noto e un argomentazione impeccabile, che parla alla pancia delle persone.Lo scopo (peraltro raggiunto) è quello di confermare che “la sperimentazione sugli animali è utile, salva vite umane” e che, per contro, “gli animalisti sono pericolosi e ignoranti”. Ci risiamo, insomma: è il ritorno del falso assunto “meglio un topo di un bambino”.

Altra cosa che fa riflettere è che tutto ciò sia capitato proprio in un momento importante nella lotta contro la vivisezione in Italia. Dieci dei 13 punti stabiliti nell’articolo 13, cosiddetto “restringi-vivisezione”, sono stati stravolti dai Ministri Lorenzin e Moavero nello Schema di Decreto del Governo che il Presidente della Repubblica è chiamato a emanare dal prossimo 14 gennaio. La norma prevede – fra l’altro – il divieto di allevamenti come Green Hill, lo stop agli esperimenti su animali senza anestesia, incentivi concreti ai metodi sostitutivi.

Mi sembra utile ricordare, a questo punto, che nei laboratori europei nel solo 2011 sono stati uccisi 11 milioni e mezzo di animali, tra cui 18.000 cani, 6000 scimmie e 4.000 gatti.

Quello che posso auspicare, allora, anche in vista dell’imminente nuovo anno, non può essere altro che un dialogo serio sull'(in)utilità della Sperimentazione Animale, senza per forza dover offuscare l’opinione dei cittadini. Senza muovere le coscienze populistiche, facendo credere che la sperimentazione animale sia un male necessario. Senza nascondere che in altri Paesi ci si innova con metodi sostitutivi che possono cambiare il destino dei malati.

Buon 2014.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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