Mi chiamo Vivi e vengo dall’allevamento Green Hill di Montichiari

Io non avevo un nome. Ero solo un numero, un numero che è rimasto impresso all’interno del mio orecchio. Il mio primo ricordo sono gli occhi della mia bellissima mamma, con quello sguardo vuoto, triste. Aveva dei piccoli tagli sulle mammelle infiammate, ma lei, coraggiosa, non diceva niente. Quando le luci erano accese, potevamo mangiare, bere, guardarci. Non era possibile correre, né uscire dalle sbarre di ferro. Con noi c’erano tanti altri cani. Li sentivo. Non potevo vederli. A volte i loro guaiti erano così forti da farmi paura.

Dopo essere stata separata dalla mamma, iniziò la parte peggiore. Ogni giorno ero costretta a rimanere ferma con una maschera sul muso. Immobile. Non riuscivo a respirare. Nei corridoi, bui e maleodoranti, ho visto cani che non potevano più abbaiare, avevano tagliato loro le corde vocali. Orribile. Ricordo ancora l’aria che passava nei condotti dell’areazione incresparmi il pelo, un piacere indescrivibile. I giorni erano sempre uguali, la luce si spegneva e si accendeva con la solita regolare cadenza. Poi c’erano la pulizia della cella e i trattamenti quotidiani. Ogni tanto qualcuno di noi scompariva nel nulla, non capivo perché.

Fu così fino al giorno in cui aprirono la mia gabbia e per la prima volta nella vita quella mano mi accarezzò amorevolmente. Poi ho visto un’enorme distesa blu sopra la mia testa. E spazi sconfinati di verde. Ora sono nella mia nuova casa, non ci sono più sbarre, ma tanto spazio per giocare. Nessuna luce artificiale, ma i caldi raggi del sole. Solo una volta ho avuto di nuovo paura, sentendo l’odore dell’alcol. Non so se mi ha dato solo fastidio o se mi ha riportato alla mente brutti ricordi. Comunque, adesso, non importa più.

Passo le giornate a giocare con l’acqua e a nascondino. Ho anche una nuova amica, un po’ strana e molto diversa da me. Mi piace correrle incontro e vederla arrampicarsi in posti altissimi, dove io non arrivo. Ho imparato pian piano a mangiare e bere dalle ciotole e non mi piace dormire nella cuccia, preferisco il pavimento. Sono felice, ma ogni tanto penso a tutti gli altri animali ancora rinchiusi dietro delle sbarre. Proprio come lo ero io, nata e cresciuta in una gabbia e destinata a morire in un’altra. Sono stata fortunata, sono libera. E ho finalmente un nome. Mi chiamo Vivi. Ho solo 3 mesi e vengo dall’allevamento Green Hill di Montichiari.

Vivi è uno dei primi beagle liberati dal lager di Green Hill. Arrivata insieme ad altri 7 “ex-detenuti” alla stazione di Roma Tiburtina venerdì 27 Luglio, è stata accompagnata a bordo del treno ad alta velocità Italo della società Ntv da Monica Cirinnà, deputata e responsabile delle politiche animali del Pd Lazio, che ne ha adottato uno. Il suo affido è stato coordinato da Legambiente, che ringraziamo di cuore, insieme a tutti coloro che hanno reso possibile la sua liberazione. Non sappiamo cosa abbia passato, né cosa abbia visto durante la sua prigionia in quel lager asettico, ma è fortunata. Lei sta bene e gode di ottima salute. Purtroppo, non è così per tutti, soprattutto per i cani più adulti, che sono di certo i più problematici e bisognosi. Ora su Vivi pende un ricorso di Green Hill. Fin quando questi cani saranno di sua proprietà non saranno mai al sicuro. La speranza è che finalmente possano avere tutti un po’ di tranquillità, per sempre. E che sia solo l’inizio della fine di ogni tipo di sfruttamento animale.

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