Maximum Tolerated Dose: il film che ci porta nei laboratori della sperimentazione animale (video)

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Lunedì 12 agosto 2013, a Roma, a partire dalle ore 22.00 con ingresso libero, all’interno della rassegna “L’Isola del Cinema” (Schermo Tevere, collocato sulla Piazza dell’Isola Tiberina in Roma, di fronte alla Nave di Esculapio), verrà presentato il film Maximum Tolerated Dose – Massima Dose Tollerata, firmato dal regista Karol Orzechowski.

Si tratta, spiega Animal Equality che curerà la proiezione, di una testimonianza cinematografica che ha suscitato un’accesa discussione all’estero, in un momento in cui anche in Italia il dibattito è aperto e di grande attualità, grazie alla recente approvazione alla Camera dei Deputati dell’articolo 13 della Legge di delegazione europea che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi alternativi (vi invito, a riguardo, a leggere la nota decisamente polemica e critica della Leal, lega antivivisezionista in merito).

LA STORIA – Maximum Tolerated Dose racconta le storie di esseri umani e di animali che hanno subito la sperimentazione sulla propria pelle, tramite narrazioni di tecnici di laboratorio, scienziati onesti e perseguitati che hanno cambiato il loro punto di vista in seguito a continue riflessioni di carattere etico, così come le commoventi e strazianti storie di animali che hanno vissuto dentro e fuori le gabbie. Ma cos’è la “Dose Massima Tollerata”? Nella sperimentazione sugli animali indica la quantità di prodotto che occorre per uccidere l’animale oggetto di un esperimento.

dose massima tollerata2

Ma nel film del regista Karol Orzechowski, ha un secondo significato: è un riferimento alla quantità di crudeltà inutile che i ricercatori possono tollerare perché l’ ortodossia scientifica non può più mascherare la sofferenza non necessaria ed eticamente intollerabile degli esseri viventi.

“La potenza narrativa di Dose Massima Tollerata viene dai protagonisti umani del film. Sono “obiettori di coscienza” […] e se non fosse per questi ricercatori coraggiosi che hanno fatto un passo fuori dagli schemi, milioni di sofferenze delle creature nei laboratori rimarrebbero senza testimoni e sconosciute alla nostra coscienza sociale scriveva a Ottobre dell’anno scorso il Coordinamento Antispecista, annunciando l’uscita del documentario.

Sono proprio loro a ribadire che la sperimentazione animale non è utile per capire le patologie umane. Eppure milioni di creature senzienti subiscono torture quotidiane perché la loro carne e le loro sensazioni si possano convertire in dati. Esseri innocenti allevati e catturati per sopportare crudeltà indicibili, apparentemente in nome della conoscenza umana.

LE TOCCANTI TESTIMONIANZE – Una ricercatrice, Rachel Weiss, è ossessionata da uno scimpanzé di nome Girolamo, che è stato infettato dal virus HIV, racconta sempre il Coordinamento . Rachel descrive la sua sofferenza e le lacrime di miseria che ha sofferto per anni fino all’eutanasia finale. La lezione appresa dalla prova su questa creatura era quella già nota, che l’HIV causa l’AIDS. Un altro primate, Darla, ha sopportato 17 anni di esperimenti medici. Lo sguardo negli occhi di quella creatura ricordava quello dei sopravvissuti ai campi di sterminio.

Per un altro ricercatore, la dose massima è stata più banale e orribile. Ha fatto parte di un comitato di valutazione etica che doveva decidere se un esperimento doveva essere consentito. L’esperimento prevedeva di sospendere un topo da laboratorio in una gabbia per alimentare zanzare. Per questo ricercatore sembrava essere una crudeltà gratuita. Ha votato no, mentre il resto della commissione ha votato sì. Le sue argomentazioni e il voto singolo non hanno potuto modificare il destino di quel topo. Ed era solo uno dei milioni di animali che muoiono negli esperimenti .

Anche se i ratti e topi sono gli animali più comuni uccisi per la “ricerca”, il migliore amico dell’uomo non è esente dalla strage. “Il film ci porta all’interno di un’azienda spagnola che alleva cani da lepre per la sperimentazione. Un cardiologo ricercatore che studia traccianti per radiologia racconta la sua esperienza: iniettare questi rivelatori, quindi estrarre il cuore del cane per visualizzare le cellule al microscopio. La consapevolezza che questa povera creatura differiva dal proprio cane solo in quanto egli era meno “fortunato” era la dose massima tollerata per il cardiologo“, continua l’associazione.

CATTURA IN NATURA- La scena più orribile e toccante, però, è la cattura di una famiglia di macachi in Cambogia. Dopo averli visti nel loro ambiente naturale, il pensiero del destino che attende questi macachi, madre e i suoi due cuccioli, è insopportabile. In pochi minuti passano da esseri senzienti a merce. E’ difficile immaginare un destino più crudele. Vengono prima inviati in un allevamento nel Laos, poi rinchiusi in piccole cassette di legno inchiodate e trasportate su aerei verso il Nord America e i laboratori di ricerca europei per sopportare una vita di torture indicibili.

dose massima tollerata

ARTE “HORROR” – Ciò che stupisce di Dose Massima Tollerata è che, pur non soffermandosi su immagini orribili, il risultato è un ottimo, cerebrale Film Horror. La pensa così anche il Coordinamento Antispecista. L’inserimento di filmati sulla sperimentazione animale è sufficiente per spiegare l’orrore, senza renderlo tuttavia insopportabile. Il documentario, che ha vinto il Premio come miglior Film sui Diritti Animali all’Artivist Film Festival, insomma, lascia l’amaro in bocca, soprattutto perché dimostra come, dagli anni ’50 ad oggi, poco o nulla è cambiato per gli animali rinchiusi nei laboratori.

Assolutamente da vedere. Ecco un assaggio:

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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