Mattatoi: lontano dagli occhi, dalle orecchie e dal cuore. Accendiamo una luce per gli animali

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Avete mai sentito le grida che vengono da un macello? Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’ è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa ultima paura dell’ animale che muore”. Tiziano Terzani, dal libro “Un’altro giro di giostra”.

Esiste, infatti, un esercito di invisibili, lontani dai nostri occhi, lontani dalle nostre orecchie, lontani dal nostro cuore. Sono miliardi di animali. Sono vittime. Sono schiavi ammassati in allevamenti bui e malsani, a cui vengono strappati senza anestesia corna, denti, code, unghie. Sono madri costrette a partorire cuccioli che non potranno nutrire e coccolare. Sono cuccioli costretti a crescere e a vivere in un’eterna Treblinka. Sono numeri per imbandire le nostre tavole e profitto per chi li sfrutta.

L’unica volta che potranno vedere la luce e respirare l’aria fresca sarà quella in cui verranno ammassati in grandi camion, dove trascorreranno infinite ore, terrorizzati, senza cibo, acqua, spazio. Fino a raggiungere la meta finale, il mattatoio. E lì, costretti a percorrere in fila indiana lunghi corridoi, saranno spinti, strattonati, picchiati. E, infine, uccisi.

“Noi, che li abbiamo sempre nel cuore, questa volta saremo loro vicini per accendere una luce di speranza. La speranza di un mondo senza specismo, etico, solidale”, spiega Marina Kodros del Coordinamento Antispecista, che alle ore 19 di domani, sabato 12 ottobre, ha organizzato il primo presidio davanti al mattatoio di Roma, nato dall’esigenza di dare visibilità alla triste realtà degli animali da allevamento.

In Piazzale Pascali, angolo Viale Palmiro Togliatti, ci sarà una fiaccola per rendere omaggio a tutte le vittime del massacro che avviene quotidianamente dentro le mura di queste lugubri cattedrali di morte e violenza, dove orribili delitti vengono commessi su esseri indifesi, lontano dagli occhi e dalle coscienze, senza spazio alcuno per la pietà e la compassione. In questi luoghi si compie l’atto finale di un atroce dramma: la condanna di un intero popolo senza colpe e senza alcuna possibilità di appello.

“Vogliamo portare l’attenzione su questi luoghi che tutti sembrano fingere di non conoscere, vogliamo dare un volto ed una voce a coloro che lì dentro hanno perso la vita e donare un lume di speranza a tutti quelli che ancora devono venire. Perché un giorno tutto questo orrore abbia fine, perché ogni lager venga chiuso ed al suo posto nasca un luogo dove coltivare la vita. Per un futuro senza campi di sterminio, un mondo dove ognuno possa vivere, amare, ma soprattutto, morire secondo la propria natura e non per mano di un boia”, spiegano gli attivisti.

Una luce per illuminare le coscienze e far vedere al mondo che si tratta di vite e non di numeri.

Per maggiori informazioni clicca qui

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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