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L’inferno di Green Hill in Tribunale: come morivano i beagle. Lettera al mio cane

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Piccola mia, oggi ti racconto una storia triste, ma necessaria per non dimenticare tutto quello che abbiamo letto, ascoltato e visto. Una storia che parla di cani sacrificati solo perché affetti da rogna demodettica. Di cuccioli soffocati da scadente segatura impregnata di cacca e pipì nei box. Di cani operati senza pre-anestesia in una sala operatoria inadatta a essere utilizzata. Di beagle così terrorizzati dagli uomini da immobilizzarsi o urinarsi addosso solo alla loro vista.

Ecco Green Hill. Ecco da cosa sei fuggita, insieme ad altri migliaia di beagle. Mia inseparabile e amata compagna di vita, tu sei nata in questo inferno. Un inferno dove probabilmente saresti stata uccisa, visto che appena sei arrivata tra le nostre braccia ti abbiamo curato proprio la rogna demodettica. Saresti stata eliminata come un inanimato prodotto fallato.

‘Sacr’, diminutivo di sacrificato, è il codice utilizzato nel database aziendale per i cani soppressi. Perché dentro Green Hill di Montichiari i beagle non erano esseri viventi, ma numeri su cui lucrare. Dentro Green Hill conveniva sfruttare le fattrici fino all’inverosimile, trattandole come macchine riproduttive, piuttosto che curare gli esemplari malati. Come è accaduto anche alla tua mamma.

Tutto questo, Vivi, tu lo sai, perché lì dentro hai passato i primi mesi della tua vita, di cui porti indelebili i segni non solo nell’orecchio tatuato, ma anche nell’anima. Una verità che fino a oggi è sempre rimasta nascosta dietro quel filo spinato. E che oggi il processo sta varcando, udienza dopo udienza. Testimonianza dopo testimonianza.

Eppure qualcuno ha provato persino a insinuare che anche di dopo gli affidi ci sia stata una impennata nei decessi dei cani. Forse Marshall and Co. hanno dimenticato lo scopo per cui vi facevano nascere. Inutile dire che la liberazione, lo spiega anche la Lav, abbia, al contrario, drasticamente ridotto la mortalità. Per ogni cane deceduto all’anno durante l’affido, sarebbero morti tra i 19 e 87 beagles, se gli stessi fossero rimasti all’interno di Green Hill. Un’analisi dei decessi effettuata sulla base dei documenti provenienti dall’azienda e sequestrati nel luglio 2012. Eppure, dopo il danno, ti tocca anche la beffa.

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Ma noi non dimentichiamo. Ogni giorno ti guardo negli occhi e penso a chi non ce l’ha fatta a fuggire da una terribile e innaturale vita in gabbia. A chi non ha mai corso sull’erba. A chi ha incontrato la morte. A chi è vittima dell’indifferenza e della sopraffazione. A chi conosce le mani umane solo nella paura.

Per questo tu non sei “solo un cane”, ma un potente simbolo di giustizia e libertà. Ecco perché bisogna raccontare questa storia triste. Per non dimenticare tutto quello che abbiamo letto, ascoltato e visto… PERCHE’ TU VIVI, PERCHE’ TUTTI SIANO ‘VIVI’.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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