Green Hill, torna l’incubo della restituzione dei beagle adottati (#iostoconibeagle)

begale lav

Questo accadeva dentro Green Hill prima della sua chiusura: un dipendente di Green Hill con un beagle morto e il cervello di fuori, in posa sorridente e con il dito medio alzato. E’ la disgustosa e orribile foto diffusa dalla Lav, per ricordare che Martedì 23 febbraio si terrà presso il Tribunale di Brescia il processo d’appello a Green Hill, l’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione.

L’auspicio è che arrivi una più severa condanna dei responsabili, rispetto a quella già inflitta in primo grado (23 gennaio 2015) per maltrattamenti e uccisioni di animali al veterinario, al co-gestore di “Green Hill 2001”), entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi, e al direttore dell’allevamento, condannato a un anno.

L’attesa è grande perché, nell’ipotesi che la sentenza di primo grado venisse ribaltata dal Collegio giudicante di secondo grado, i beagle potrebbero tornare nella disponibilità dell’Azienda, che potrebbe portarli appena fuori dal confine italiano e utilizzarli per prelievo di sangue e plasma, come accadeva prima del sequestro dei cani, secondo quanto emerso in fase processuale dalle testimonianze.

Con l’hastag #IOSTOCONIBEAGLE, la LAV sollecita le famiglie che hanno accolto i circa 3mila cani, e tutta l’Italia civile, a difendere i beagle liberi da Green Hill in questa fase processuale cruciale, ritrovandosi martedì 23 febbraio (a partire dalle ore 9:30) davanti al Tribunale di Brescia per chiedere, in modo pacifico, la certezza di una condanna severa per i responsabili delle uccisioni e dei maltrattamenti all’interno dell’allevamento di cani destinati alla sperimentazione.

“Saremo presenti in Aula per ottenere una nuova condanna esemplare che, in primo grado, ha già inflitto a Green Hill tre significative condanne per maltrattamenti e uccisione di animali (articoli 544bis e 544ter del Codice penale), con sospensione dell’attività per due anni e confisca dei cani – afferma la LAV – Green Hill, che per legge in Italia non potrà riaprire perché il Decreto Legislativo 26/2014 ha finalmente vietato l’allevamento di cani a fini sperimentali, in caso di esito favorevole di questo secondo grado di giudizio potrebbe pretendere la restituzione dei beagle e portarli fuori dai nostri confini nazionali”.

Torna quindi a far tremare l‘ipotesi di restituzione dei beagle. Come sarebbe possibile rimettere i beagle nelle mani di chi li ha soppressi con iniezioni di Tanax somministrato senza pre-anestesia, causa di indicibili sofferenze o ha scientemente deciso di non curarli adeguatamente quando malati di rogna, perché le cure avrebbero potuto rovinare la successiva vendita? Come si può legittimare la restituzione di cani a chi usava segatura scadente per le lettiere, causa di diversi decessi per soffocamento di circa 104 cuccioli? A chi ha sottoposto a eutanasia i piccoli solo perché affetti da rogna demodettica?

Dentro quei capanni sono morti 6023 beagle morti tra il 2008 e il 2012. Sono stati molto più fortunati i 3000 beagle salvati dopo il sequestro giudiziario, da quasi 4 anni accolti e curati dalle famiglie. Tra loro c’è anche la nostra Vivi, che amiamo più di ogni altra cosa al mondo e che mai e poi mai daremo indietro per nessun motivo.

famiglia vivi3

vivi prato

#IOSTOCONVIVI, #IOSTOCONIBEAGLE. E TU?

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