Obama e il 9/11 del clima

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Vogliamo che i nostri figli vivano in un mondo senza la forza distruttiva dei cambiamenti climatici.” ha dichiarato Obama nel messaggio per la vittoria delle elezioni americane.

La questione del clima, però, non era stata toccata nelle ultime settimane di campagna elettorale, tanto che sul web si era sviluppata la campagna “Climate Silence”, per denunciare questo assordante silenzio. Fino a quando il clima stesso è intervenuto con incredibile tempismo e una spaventosa ferocia distruttiva: Sandy, il terribile uragano soprannominato “Frankestorm”, dopo essersi abbattuto su Haiti, Cuba e Repubblica Dominicana, ha raggiunto la costa atlantica degli Stati Uniti. Un nome dolce e gentile per una furia distruttiva a oltre 250 km l’ora: il confronto con l’uragano Irene dell’anno precedente, classificato come il quinto più potente della storia degli Stati Uniti, è impressionante. Sandy si avvia probabilmente ad essere l’uragano più potente in assoluto nella storia USA, prova vivente del clima che cambia. Tutto è stato previsto dai rapporti dell’Intergovernamental Panel on Climate Change, che proprio quest’anno hanno pubblicato il rapporto speciale sui rischi di eventi meteorologici estremi e la correlazione con i cambiamenti climatici (SREX): dobbiamo aspettarci una maggiore intensità di fenomeni atmosferici estremi, tra cui le ondate di calore, le precipitazioni intense e gli uragani.

immagine

Solo dopo Sandy il sindaco di New York, Bloomberg, si è schierato dalla parte di Obama: “il nostro clima sta cambiando, – ha scritto in un editoriale, – l’aumento dei fenomeni estremi che abbiamo sperimentato a New York City presenta un rischio che dovrebbe obbligare tutti i leader eletti a prendere azioni immediate.” Tra l’altro, proprio in queste ore gli aeroporti di New York sono di nuovo in chiusura per l’arrivo di un altro uragano, questo di dimensioni minori.

Come fosse un nuovo 9/11, la storia degli Stati Uniti è adesso ad un bivio: il primo governo Obama ha cominciato timidamente a prendere parte alla lotta per la riduzione delle emissioni di gas serra, introducendo degli standard per l’efficienza nel trasporto, bloccando la costruzione dell’oleodotto Keystone, adottando delle misure per l’efficienza energetica con il programma “Better Energy Initiative”. Adesso è il tempo di prendere in mano la questione seriamente, con azioni importanti sia a livello nazionale, che internazionale nei negoziati sul clima; di certo sarà necessario che gli occhi degli attivisti siano sempre puntati verso la Casa Bianca e che le persone e i movimenti continuino con le attività di pressione. Riusciranno gli Stati Uniti a essere leader nella rivoluzione energetica in corso e nella lotta ai cambiamenti climatici? Una prima risposta sull’impegno che Obama intende portare avanti in termini di lotta ai cambiamenti climatici in questo secondo mandato, la avremo presto: dal 26 novembre si svolgeranno a Doha i negoziazione sul clima, in cui il ruolo degli Stati Uniti sarà, come sempre, determinante.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Misura

“A Misura di verde”: al via il progetto che pianterà oltre 13mila alberi in Italia per combattere i cambiamenti climatici

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook