Ghiaccio artico: il nuovo record… e buoni propositi di una “traduttrice del clima”

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Ieri ho raccontato alla mia cuginetta Rebecca del mio lavoro: di solito mi riparo dietro alla definizione «comunicazione ambientale», aggiungendo la specializzazione in clima ed energia, ma per una ragazzina di 11 anni queste parole non hanno senso. Le ho detto che mi occupo di clima, mi ha chiesto se potevo prevedere il tempo: le ho spiegato che c’è una differenza fondamentale tra meteo, ovvero lo stato dell’atmosfera nel breve periodo in pochi giorni, e il clima, che si definisce in un periodo sufficientemente lungo. «Non posso sapere se il prossimo Natale a Rimini pioverà, ma posso scommettere che non andrete al mare a fare il bagno!».

«Allora sei una scienziata?», mi chiede lei sgranando gli occhi. «No, non sono una scienziata, ma ascolto quello che dicono gli scienziati. Per esempio, questo agosto è stato battuto il record minimo di estensione dei ghiacci del Polo Nord, fino ad arrivare al minimo storico registrato un paio di settimane fa»: il 16 settembre il ghiaccio si estendeva per soli 4.41 milioni di chilometri quadrati, corrispondente a una riduzione di circa il 50% rispetto alla media del trentennio 1970-2000.

Sui quotidiani italiani questo avvenimento storico è passato in secondo piano: nella sezione ambiente (per quei pochi quotidiani che ce l’hanno), o come trafiletto, come se fosse una curiosità. All’estero invece l’influente quotidiano statunitense International Herald Tribune ha dato la notizia del record di superficie minima del ghiaccio artico come articolo di apertura in prima pagina. E a buon titolo: il fatto è gravissimo e sintomo che le già allarmanti stime per il futuro climatico del Pianeta potrebbero essere riviste in peggio. La zona artica è infatti un sintomo dei cambiamenti climatici già in atto in tutto il Pianeta, Europa e Italia incluse. “Mentre sappiamo da lungo tempo che il Pianeta si sta scaldando e che i cambiamenti saranno visti per primi e in modo più marcato nella regione artica, pochi di noi erano preparati alla rapidità del cambiamento“, racconta Mark Serreze, direttore del NSIDC.

«Ah, ho capito… racconti quello che dicono gli scienziati senza i paroloni degli scienziati! Allora fai… la traduttrice!». Ecco, questa è la mia intenzione con questo blog: tradurre in maniera semplice la transizione energetica in corso e spiegare come è possibile per ciascuno di noi fare la sua parte, sia per uno stile di vita attento al clima, che per spingere la politica a guidare il cambiamento verso un un sistema energetico e un mondo amico del clima.

Buona lettura!

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