Verso Terra Nova, mi presento

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Verso Terra Nova è il diario del mio viaggio di avvicinamento, tra emigrazione, coincidenze e ottimi incontri, dall’Italia al movimento internazionale Terra Nova, nato in un luogo unico al mondo: l'”healing biotobe” (molto più di un eco-villaggio) di Tamera in Portogallo.

Ne sentii parlare per la prima volta alcuni anni fa da un amico vegan…prima di continuare però ritengo opportuno presentarmi, cosicché il Lettore possa seguire meglio quanto racconterò…

Mi chiamo Andrea ed ho circa quarant’anni. Sono nato e vissuto in Italia tra Treviso e Padova. Oggi vivo in Portogallo con la mia piccola famiglia (io, la mia compagna e nostro figlio di quattro anni). Da anni faccio attivismo in favore degli altri animali poiché percepii come la chiave di volta per affrontare e risolvere i problemi della violenza, dei soprusi e i loro orribili derivati fosse proprio nella questione animale: come potremo risolvere i problemi sociali umani fino a quando sarà considerato normale schiavizzare, torturare ed uccidere i più deboli tra gli abitanti del Pianeta, ovverosia gli animali?

In questo mio percorso ho conosciuto persone che si sono rivelate fondamentali per la mia maturazione e con le quali ho condiviso diverse battaglie e certamente con alcuni di loro ci sono stati dissidi anche forti, ma il rispetto per chi lotta per la medesima causa non è mai venuto meno.

Nella mia attività ho usato vari strumenti, dal digiuno di protesta, alla manifestazione pubblica, alla resistenza passiva, all’impegno nella divulgazione giornalistica, all’utilizzo dell’arte come mezzo di propaganda. Ed ho capito che la nostra maggiore debolezza (pur essendo fortissimi in termini di creatività, potenza delle idee, dedizione) è sempre stata quella di essere frammentati e spesso troppo propensi alla parola più che all’azione…su di noi.

Su questo ho un grave cruccio: fumo. A volte smetto, poi riprendo, ma mi avveleno. Ci rifletto molto e temo sia una forma di auto punizione sadomasochista per il fatto che ancora non ho optato per una scelta totalmente radicale dal punto di vista sociale. Potrei dire che lo stare in questo tipo di società (e quindi essendo quantomeno testimone inerte dello squallore che accade) mi porta ad avvelenarmi, anche per farne parte, per macchiarmi (lo dico senza voler fare il moralista).

Concluso questo piccolo auto da fé , riprendo il discorso: il grande problema dell’azione che vuole migliorare il mondo è la frammentazione, dovuta ad interessi particolari e ai differenti legami con differenti culture politiche. Ebbi presto ben chiaro che un movimento globale per il cambiamento deve essere politico (nel senso nobile del termine, ovverosia teso alla vita sociale reale – perché il mondo non lo si cambia da Facebook) ma non basato su sistemi culturali-politici millenari che pongono l’Umano (e a seconda dei casi: l’Umano maschio, l’Umano bianco, l’Umano di una determinata religione o classe sociale…) al vertice di un’immaginaria piramide e tutti gli altri al di sotto.

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Nessuna cultura che consideri l’Umano ontologicamente diverso può portare ad un reale cambiamento, ma solo a concessioni e mitigazioni dello stato di violenza permanente in cui viviamo.

Né il marxismo, né il Buddhismo, né la destra sociale, né il Cristianesimo possono essere la base per tale mutazione radicale. Dobbiamo cercare la soluzione in luoghi più profondi e antichi: noi stessi, come specie animale creatasi in un ambiente costituito da milioni di legami e relazioni (con la Natura, con il passato, con gli altri nostri simili, con la cultura, la tecnologia, gli animali e le piante).

E su tale riflessione incontrai Terra Nova, che in questa direzione si muove, e nel prossimo post vi racconterò come…

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