Restart Project: perché buttare quando si può riparare?

Restart Project

Il loro motto è “Repair, don’t despair” e in un periodo di crisi come questo sono in molti a seguirlo. Infatti, a Londra, si sta diffondendo molto rapidamente un’iniziativa che aiuta le persone a riparare i propri dispostivi elettronici o elettrodomestici. Il progetto nasce da un’idea di Ugo Vallauri e Janet Gunter, un italiano e una anglo-americana esperti di comunicazione. Dopo aver lavorato diversi anni nel mondo della cooperazione, fondano nel 2012 Restart Project con l’obiettivo di incoraggiare le persone a riparare e riutilizzare accessori rotti. “L’ispirazione me l’ha data un tecnico di Nairobi, in Kenya, che ripara telefoni da oltre quarant’anni. Quando gli ho detto che il mio cellulare rotto in Europa lo avrei buttato, non ci voleva credere. A noi costa meno comprarne uno nuovo, ma per loro è un discorso che non ha senso”. Dice Vallauri in un’intervista: “Quando qualcosa si rompe, la gente non sa che cosa farne e anziché provare a ripararlo preferisce comprarne uno nuovo.

Spesso compriamo oggetti non dettati dalla necessità, ma dalla pigrizia e dalla mancanza delle conoscenze necessarie alla manutenzione di quelli che abbiamo già. Il nostro obiettivo non è offrire delle riparazioni gratuite, ma sconfiggere l’obsolescenza programmata e recuperare la manualità in una società esasperata dal consumismo”.

Il progetto è portato avanti da tecnici volontari che si riuniscono in in biblioteche, centri sociali, spazi autogestiti per offrire, oltre a riparazioni gratuite, spiegazioni su come aggiustare gli oggetti, incoraggiando le persone a fare altrettanto. In questi incontri le persone scoprono che l’80 % dei problemi sono risolvibili, che un pc lento ha solo bisogno di una memoria più ampia e che i tutorial su internet funzionano. “Sin dall’inizio abbiamo raccolto l’interesse non solo di chi spesso è frustrato dalla macchinosa e scoraggiante burocrazia delle garanzie previste dalle aziende produttrici, ma anche di chi vuole mettere la propria manualità e il proprio saper fare al servizio degli altri”, ha aggiunto Vallauri.

Anche in Italia esistono realtà simili, come la PcOfficina che organizza incontri settimanali per riparare computer, o l’Oratorio Digitale dell’associazione Ohibò che insegna ai bambini sopra agli 11 anni come prolungare la vita di un cellulare o di un lettore mp3 senza struggersi per l’ultimo modello proposto dagli spot. Ottimi esempi di come si possa aiutare l’ambiente e risparmiare soldi.

Germinal Bio

10 idee da mettere dentro il cestino da picnic e accontentare tutti

Yves Rocher

Premio Terre de Femmes e l’impegno di Yves Rocher nella tutela dell’ambiente

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

Seat

Auto a metano, il self service darà una nuova spinta?

corsi pagamento

seguici su facebook