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Di amianto ancora si muore: il killer silenzioso continua la sua strage

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Il 28 aprile ricorre la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto. Quello dell’amianto dovrebbe essere un capitolo ormai chiuso da tempo per l’Italia considerato che è stato bandito nel 1992, ma purtroppo questo killer silenzioso continua ancora a mietere troppe vittime e siamo decisamente parecchio indietro con la messa in sicurezza e la bonifica. E tale situazione non è più accettabile nel 2021. Per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) ha lanciato un appello urgente al Governo, chiedendo: “Draghi utilizzi risorse del recovery fund per avviare le bonifiche e il bonus fiscale del 110% per la rimozione dell’amianto dagli edifici privati”.

Nonostante sia stato messo al bando quasi 30 anni fa, l’amianto continua ad uccidere in maniera discreta poiché si trasforma in fibre invisibili che, inalate ed ingerite, causano gravi patologie come il mesotelioma e tumori al polmone, laringe, dello stomaco e colon, oltre a una serie di seri danni respiratori.

“Il 2020 può essere considerato l’anno horribilis per coloro che sono stati esposti ad amianto, per via della pandemia Covid-19, che ha inciso su questi soggetti fragili e rende pubblici i dati di morbilità e di mortalità delle malattie asbesto correlate denunciando il ritardo del censimento pubblico sia dei casi di mesotelioma, che delle altre malattie legate all’esposizione alla fibra killer” sottolinea l’Ona.

Nel 2020 ancora troppe vittime dell’amianto 

Soltanto nel 2020 sono stati migliaia i casi di malattie provocati dall’amianto. I dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Amianto riferiti allo scorso anno sono a dir poco allarmanti: i casi di mesotelioma (tumore raro associato all’esposizione all’amianto) sono stati circa 2000, con indice mortalità del 93% entro i 5 anni; 4000 i casi di tumore del polmone da amianto, con indice di mortalità a 5 anni dell’88%; 600 i i casi di asbsestosi con indice di mortalità a 5 anni del 25%. Inoltre, si sono registrati circa 2000 casi di altre malattie correlate all’esposizione all’amianto, con indice di mortalità a 5 anni del 50%.

Secondo le stime dell’Ona, “il numero di decessi nel 2020, tenendo conto della maggiore incidenza per via del Covid19, sia di 7.000 persone solo in Italia prevedendo il picco di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate tra il 2025 e il 2030 e poi una lenta decrescita”. 

Circa 80.000 le strutture italiane con amianto, tra cui diverse scuole e ospedali

L’emergenza inquinamento amianto in Italia è drammatica. Nel nostro Paese, infatti, ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto, oltre a 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. Secondo i dati aggiornati al 2017 dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa insieme alle Regioni sul territorio nazionale ci sarebbero 86.000 siti interessati dalla presenza di amianto, di cui 7.669 risultano bonificati e 1.778 parzialmente bonificati. Tra questi, rientrano anche i 779 impianti industriali (attivi o dismessi) censiti (dato giugno 2014) e i 10 SIN (siti di Interesse Nazionale da bonificare).

L’Ona ha più volte segnalato anche la presenza di amianto in 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto soltanto di quelle censite dall’associazione e confermata dal CENSIS al 31 maggio 2014). Risultano ancora esposti più di 352.000 alunni e 50.000 tra personale docente e amministrativo, 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione delle rilevazioni), 250 ospedali (stima per difetto, perché la mappatura Ona è ancora in corso). Inoltre,  secondo le stime dell’Ona la nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto.

“Per evitare nuove esposizioni alla fibra killer e quindi il rischio di incidenza per cittadini vittime potenziali urge avviare una bonifica globale con la messa in sicurezza di tutti i siti contaminati, un piano di prevenzione primaria, la sorveglianza sanitaria con dei controlli periodici, e la ricerca scientifica per una maggiore efficacia delle terapie e cure (prevenzione secondaria).” – evidenzia l’Ona – Devono essere intensificate anche le tutele previdenziali e risarcitorie (prevenzione terziaria), per permettere, oltre al ristoro dei danni, anche di valutare l’esatta portata di questa strage.”

Fonte: ONA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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