Guerra e fake news: no, le due donne incinte di Mariupol non sono la stessa persona

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Per una non c’è stato nulla da fare ed era “la donna sulla barella”. Per l’altra, che invece un nome ce l’ha e che scappava dall’ospedale (e ha poi dato alla luce una bimba), si sono susseguite le più becere insinuazioni. A corollario di ciò, le due donne in queste ultime ore sono state scambiate per la stessa persona. Il sunto è uno: la guerra c’è eccome e nel web, spesso, ma soprattutto sui social, si continua ad alimentare le fake news, facendole diventare più vere della verità stessa, anche dopo che essa è stata dimostrata

Il complotto è di nuovo dietro l’angolo. Una delle donne incinte di Mariupol muore, ma si continua ad alimentare la fake news, partita dai canali Twitter del governo russo.

Lo avevamo detto la volta scorsa e lo ribadiamo: la corsa alle breaking news può far fare degli errori. Ma quanto i social impattano su tutto questo? Tanto, tantissimo, e proprio con questa folle guerra in Ucraina abbiamo visto come la rete – da Telegram a Instagram, passando per Twitter – abbia sdoganato un’arma a doppio taglio, facendo correre le fake news, oltre che a dare adito a opinioni talvolta tanto dissacranti quanto potenti nella loro brutalità. Facendo diventare le fake news più vere della stessa verità.

Una delle donne incinte salvate dal bombardamento dell’ospedale di Mariupol è morta con il suo bimbo”. La notizia oggi corre veloce, come veloce è il nostro sgomento. È morta. Incinta. Col suo bebè.

Leggi qui: È morta insieme al suo bimbo la donna incinta fotografata in barella dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol

Nel giro di un attimo si è rivoluzionato nuovamente il mondo del web e si è sentenziato così: ma che dite, quella donna è viva e ha pure partorito!

Basta un nanosecondo, insomma, perché il complotto sia di nuova dietro l’angolo, nonostante l’evidenza dei fatti.

Ebbene, la realtà è invece che le due donne di cui si parla oggi sono diverse: l’una è “la donna in barella”, l’altra è Marianna Podgurskaya, influencer (viva) e che solo per questo era stata oggetto di critiche e falsità (complice, certamente, la propaganda russa). Come aveva sin dai primi momenti dimostrato in Italia anche Open,

Nelle ore dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol da parte della Russia, infatti, l’influencer ucraina era stata accusata di avere recitato la parte della vittima davanti all’edificio distrutto, in modo da rendere più drammatica la scena. Le accuse sono circolate e migliaia sono stati i commenti sui social network.

Accuse e fake che, purtroppo, sono state riprese dall’ambasciata russa nel Regno Unito, sostenendo che la donna non fosse stata nemmeno ferita e che si fosse “truccata in modo realistico” per simulare ferite alla testa.

propaganda russa

©Russian Embassy

Ma a fornire la certezza che non si trattasse della stessa persona furono proprio i video ripresi sul posto.

Oggi, invece, la morte dell’altra donna incinta è stata sovrapposta da un’altra convinzione: quella che fosse della influencer. Purtroppo, piuttosto, lo scatto che la aveva immortalata era diventato simbolo di quella tragedia. La donna fu infatti fotografata distesa su una barella mentre si teneva con le mani il grembo insanguinato. L’altra donna, Marianna, la beauty blogger fotografata con il pigiama a pois mentre scendeva le scale tra le macerie, la sera del 10 marzo ha invece partorito una bambina.

Per una non c’è stato nulla da fare, per l’altra per ora c’è solo il terrore di avere un neonato tra le braccia nel bel mezzo di una guerra. Se c’è una cosa che le accomuna quello è lo sgomento.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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