Nella Giornata mondiale contro la cyber censura ricordiamo chi non ha davvero libertà di espressione

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Oggi 12 marzo si celebra la Giornata mondiale contro la cyber censura, conosciuta in tutto il mondo come World Day Against Cyber Censorship, 24 ore di “lotta” contro la censura online. Che in diversi Paesi del mondo è una pratica comune

Oggi 12 marzo è la Giornata mondiale contro la censura informatica, nata con l’obiettivo di avere davvero un Internet accessibile e senza restrizioni per tutti. Il web è infatti sulla carta una “vetrina” di notizie e informazioni a cui accedere, nel bene e nel male. Ma non in tutto il mondo questo è vero, perché esistono Paesi con restrizioni più o meno severe.

Cosa è la censura online

La censura online è una pratica che “seleziona dall’alto” le informazioni reperibili sul web, che si può operare in diversi modi: tramite blocchi a siti specifici, oscuramento di informazioni, accessibilità controllata sugli utenti.

Il confine tra “selezione di notizie” e censura vera e propria può essere molto sottile: la diffusione di piattaforme social ha introdotto infatti la necessaria regolamentazione di standard di condivisione, in termini di terminologia, che, per esempio non incitino all’odio.

Secondo quanto riportato da Reuters, Facebook in concomitanza con la guerra Russia-Ucraina, ha “allargato le maglie” consentendo  messaggi di guerra che incitano alla violenza contro gli invasori russi. E c’è chi chiama anche queste operazioni “censura”.

Esiste poi una censura nella totale illegalità, che opera attraverso organizzazioni criminali, le quali, con pressioni più o meno violente, impediscono la pubblicazione di notizie a loro “scomode”.

La censura online governativa

In alcuni Paesi tutto questo avviene in modo completamente legale, a livello governativo. Il World Press Freedom Index 2021 compilato da Reporters Without Borders (RSF) mostra che il giornalismo è completamente o in parte bloccato nel 73% dei 180 paesi classificati dall’organizzazione.

I dati dell’Indice riflettono un drammatico deterioramento dell’accesso delle persone alle informazioni e un aumento degli ostacoli alla copertura delle notizie – denuncia Reporters Without Borders – La pandemia di coronavirus è stata utilizzata come motivo per bloccare l’accesso dei giornalisti alle fonti di informazione e ai reportage sul campo. Questo accesso sarà ripristinato al termine della pandemia? I dati mostrano che i giornalisti trovano sempre più difficile indagare e riportare storie sensibili, soprattutto in Asia, Medio Oriente ed Europa

I dati non sono ancora disponibili per il 2022, anno in cui è emerso in modo particolare il caso Russia. Secondo alcuni rumors, il Paese, attualmente in guerra contro l’Ucraina, si sarebbe dovuto completamente staccare dalla rete mondiale ieri 11 marzo per accedere ad un web chiuso disponibile solo internamente.

La notizia non è stata confermata ma è indubbio che il Governo di Putin ha operato e sta operando una censura a vari livelli, web compreso, soprattutto nei riguardi della guerra stessa, a volte addirittura negando la sua esistenza o comunque l’invasione operata lo scorso 24 febbraio.

In guerra, la verità è la prima vittima”: la frase, attribuita allo scrittore dell’Antica Grecia Eschilo, dipinge una situazione che si perpetua probabilmente da quando l’uomo ha iniziato a organizzarsi in società. E che no, non è migliorata affatto.

E l’Italia?

L’Italia nel 2020 si attestava al 41esimo posto in termini di libertà di espressione secondo il medesimo indice.

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Sono circa 20 i giornalisti italiani attualmente protetti 24 ore su 24 dalla polizia a causa delle intimidazioni, minacce di morte e aggressioni a cui sono stati sottoposti, soprattutto da organizzazioni criminali e reti mafiose

Tutto questo a fronte di una libertà di espressione garantita dalla nostra Costituzione.

Fonti: Wikidates.org Reporters Without Borders / Reporters Without Borders/ caso Italia

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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