Una power bank è esplosa nello zaino di uno studente: sì, può succedere (ecco cosa fare per evitarlo)

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Una batteria per la ricarica dei telefoni cellulari è esplosa nello zaino di uno studente. Ma come mai è potuto accadere?

Un botto, poi fumo, paura e colpi di tosse: attimi di panico stamattina all’Ipsar alberghiero Amerigo Vespucci di Milano, in zona Città Studi, area Politecnico. Un power bank nello zaino di uno studente è esploso gettando tutti nel panico.

Il bilancio è di otto persone coinvolte: 7 studenti e un insegnante.

Tre ragazzi sono stati portati in ospedale: una 17enne è stata trasportata per un malore (codice rosso) all’ospedale San Raffaele, mentre due 15enni, un ragazzo e una ragazza sono stati portati per “lievi sintomi da inalazione di fumo” (codice verde) all’ospedale De Marchi.

Cos’è una power bank e perché può esplodere

Sono apparecchi che consentono di ricaricare dispositivi come smartphone, tablet, smartwatch o portatili in qualsiasi luogo. Sono dunque delle batterie esterne portatili con una o più porte USB a cui collegare i dispostivi da caricare.

A volte capiti che uno di queste batterie esterne si surriscaldi in modo anomalo (a causa di una sovratensione, di un cortocircuito, di un difetto di fabbricazione o per un componente usurato), e arrivi al punto di combustione per una fuga termica (succede se il surriscaldamento della power bank agli ioni di litio innesca la formazione di gas infiammabile). Come accorgersene? Il dispositivo potrebbe apparire “gonfio”. Per scongiurare ogni pericolo, le migliori batterie hanno sensori e un interruttore che impedisce il surriscaldamento.

Non tutti i power bank vengono creati con gli stessi standard di qualità e sicurezza. Per questo motivo, sempre meglio prestare attenzione al momento dell’acquisto.

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Fonte: ANSA

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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