Tim condannata a rimborsare gli utenti per la fatturazione a 28 giorni

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La compagnia telefonica TIM dovrà rimborsare i clienti che tra il 2017 e il 2018 avevano pagato la bolletta ogni 28 giorni invece che ogni 30

Batosta per la compagnia telefonica TIM. Ieri una sentenza emessa dal Tribunale di Milano ha confermato che la società dovrà rimborsare tutti i clienti che tra il 2017 e il 2018 avevano pagato la bolletta con una cadenza di 28 giorni e non di 30. Questo perché di fatto costituiva “una pratica commerciale scorretta, segnatamente ingannevole, vietata dall’art. 20 CdC” si legge nel testo della sentenza.

Tuttavia i rimborsi non potranno essere ottenuti in automatico. I clienti dovranno presentare un’apposita richiesta alla compagnia telefonica. 

La causa intentata dal Movimento Consumatori 

A intentare la causa contro TIM era stato il Movimento Consumatori. Nel 2018 il Tribunale aveva stabilito anche che TIM avrebbe dovuto informare i clienti interessati e accogliere le domande di rimborso entro 30 giorni dall’arrivo delle richieste. La nuova sentenza, quindi, conferma il provvedimento del 2018, estendendo il lasso temporale per il quale i consumatori hanno diritto al rimborso (da aprile 2017 ad aprile 2018, invece che da giugno 2017 ad aprile 2018). 

Adesso Tim S.p.A. dovrà informare i consumatori interessati del loro diritto al rimborso (pubblicando un avviso sia sul proprio sito sia su alcuni quotidiani nazionali, inserendo un’informativa dettagliata in fattura ed inviando una lettera ai propri ex clienti). E, soprattutto, dovrà accogliere, entro 30 giorni dalla ricezione delle richieste, le domande di restituzione dei corrispettivi di telefonia fissa versati dai consumatori in applicazione delle clausole contrattuali illegittime.

Questa sentenza riconosce ancora una volta l’illegittimità e la scorrettezza della fatturazione basata sul mese lunare anziché su quello solare – spiegano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali di Movimento Consumatori – con due novità: i giudici, accogliendo la tesi di MC, hanno stabilito che l’adozione e l’uso di tale periodicità ha leso e lede i diritti e gli interessi collettivi dei consumatori, non solo con riferimento ai contratti sottoscritti tra il giugno 2017 e l’aprile 2018 (quando l’Agcom con la delibera n. 121/17/CONS ha vietato l’adozione della cadenza quadrisettimanale), ma addirittura in relazione agli abbonamenti stipulati con la compagnia dal 1° aprile 2017 (ossia dal momento in cui Tim ha abbandonato la cadenza mensile solare, per quella a 28 giorni); la seconda novità della sentenza è che l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla compagnia dovrà riguardare anche i consumatori che, pur avendo attivato un contratto di telefonia fissa all’interno del periodo 1° aprile 2017 – 5 aprile 2018, hanno poi deciso di recedere dall’abbonamento.

Lo scorso luglio il Tribunale di Milano aveva emesso una sentenza simile anche per la compagnia telefonica Wind Tre. Con il provvedimento nei confronti della Tim, si tratta della seconda vittoria legale a livello italiano sulle fatture a 28 giorni, considerate illegali nel nostro Paese.

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Fonti: Tribunale di Milano/Movimento Consumatori 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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