La vita sulla Terra potrebbe essere nata grazie agli asteroidi. Lo studio

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Alcuni “mattoncini” della vita sono stati trovati in campioni di asteroidi. La ricerca, condotta da un team internazionale di scienziati in collaborazione con la Nasa, ha trovato alcune nucleobasi di DNA e RNA proprio sui resti di alcuni corpi celesti extra terrestri

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Gli asteroidi potrebbero aver contribuito alla formazione della vita sulla Terra: un team internazionale di scienziati in collaborazione con la Nasa ha trovato due nucleobasi, tra le componenti principali di DNA ed RNA, su alcuni campioni di questi affascinanti corpi celesti extraterrestri.

Naturalmente, come precisano subito i ricercatori, è improbabile che il nostro DNA si sia formato su un asteroide, ma questa scoperta dimostra che alcune molecole così importanti per l’informazione genetica potrebbero essere arrivate da mondi extraterrestri, contribuendo poi allo sviluppo delle molecole della vita sulla Terra primordiale.

Lo studio indica ancora una volta che le reazioni chimiche negli asteroidi possono davvero generare alcuni degli ingredienti della vita, i quali, a loro volta, potrebbero essere arrivati sulla Terra tramite impatti di meteoriti o asteroidi.

Sì, “ancora una volta”, perché non è di certo la prima indicazione. Nel lontano 2010, infatti, gli scienziati, ancora una volta in collaborazione con l’agenzia spaziale Usa, avevano trovato alcuni aminoacidi, componenti fondamentali delle proteine, proprio in un meteorite a sua volta formatosi a seguito dello “scontro celeste” tra due asteroidi.

E scrivevano:

Lo shock della collisione ha riscaldato [il meteorite] a più di 2.000 gradi Fahrenheit, abbastanza caldo da distruggere tutte le molecole organiche complesse come gli amminoacidi. Ma li abbiamo trovati comunque

Dopo 12 anni sono state trovate due delle cinque basi azotate che, insieme ad altre molecole, costituiscono DNA ed RNA. E le altre tre erano state trovate in precedenza.

Ora abbiamo prove che il set completo di basi azotate utilizzate oggi nella vita poteva essere disponibile sulla Terra quando è nata la vita

annuncia Danny Glavin, coautore della ricerca

Quindi quadro completo ora? Ovviamente no, il mistero della vita, rimane ancora in larga parte un mistero. Su questo aspetto in particolare è ancora ignoto perché le basi azotate, chimicamente purine e pirimidine, pur essendo in generale molto diverse, sui meteoriti sono sempre della stessa tipologia.

Mi chiedo perché le purine e le pirimidine siano eccezionali in quanto non mostrano diversità strutturale nei meteoriti carboniosi a differenza di altre classi di composti organici come aminoacidi e idrocarburi – scrive Yasuhiro Oba, primo autore del lavoro – Poiché purine e pirimidine possono essere sintetizzate in ambienti extraterrestri, come è stato dimostrato dal nostro studio, ci si aspetterebbe di trovare un’ampia diversità di queste molecole organiche nei meteoriti

Ora invece si scoprono per la prima volta citosina e timina, coppia di basi risultate sempre sfuggenti in precedenti analisi, probabilmente a causa della loro struttura più delicata, che potrebbe essersi degradata quando gli scienziati hanno estratto i campioni.

In precedenza, infatti, i ricercatori avevano messo grani di meteorite in una soluzione ad alta temperatura, con l’obiettivo di estrarre da loro i componenti, ma la temperatura era forse già sufficientemente alta da distruggere citosina e timina.

Stavolta, invece, è stata usata acqua fredda ed è stato possibile usufruire di analisi più sensibili in grado di rilevare quantità minori di queste molecole.

La scoperta non dimostra in modo inequivocabile che la vita sulla Terra si sia formata grazie ad “aiutini spaziali” ma indica che altre vie sono possibili e che nulla da escludere, nemmeno gli asteroidi.

È emozionante vedere progressi nella realizzazione delle molecole fondamentali della biologia dallo spazio

conclude Jason Dworkin, coautore per conto della Nasa.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Communication.

Fonti: Nasa / Nature Communication

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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