Gli scienziati trovano antichissime strutture ai confini della Via Lattea

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Un team internazionale di astronomi ha rivelato le strutture ai confini della nostra galassia come erano nel remoto passato

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I confini della Via Lattea non sono più completamente un mistero: un team internazionale di astronomi guidati dall’Università di Tokyo ha rivelato le strutture ai confini della nostra galassia come erano nel remoto passato.

La Via Lattea è circondata da 50 galassie satellite e nel suo passato ne  ha inghiottite diverse altre. Attualmente si pensa che sia stata perturbata dalla galassia nana del Sagittario. Tuttavia nel suo passato più lontano potrebbe aver interagito anche con il Gaia Sausage (i resti di una galassia nana), che ora ha disperso i suoi detriti nell’alone stellare sul bordo esterno della nostra galassia.

I ricercatori hanno ipotizzato che queste strutture sottili fossero resti di bordi della Via Lattea, che in passato sono stati eccitati in momenti diversi da vari satelliti.

In uno studio precedente, abbiamo mostrato che una delle strutture filiformi nel disco esterno, chiamata Anticenter Stream, aveva stelle prevalentemente più vecchie di 8 miliardi di anni, il che la rendeva potenzialmente troppo antica per essere stata causata dal solo Sagittario ma più in linea con l’origine via Gaia Sausage – spiega Chervin Laporte, primo autore del lavoro – Era possibile anche che non tutte queste strutture fossero in realtà delle vere sottostrutture del disco, ma formino invece delle “scie” che, viste in proiezione, generano un’illusione ottica

A questo punto il team ha analizzato i dati sul movimento di Gaia, resi disponibili nel dicembre 2020 dall’Agenzia spaziale europea (Esa), per identificare strutture coerenti: la mappa ha rivelato l’esistenza di molte strutture filamentose rotanti sconosciute sul bordo del disco e ha anche fornito una visione globale più nitida delle strutture precedentemente note.

strutture ai confini della via lattea

©Università di Tokyo

Le simulazioni numeriche prevedono che tali strutture filamentose si formino nel disco esterno da interazioni satellitari passate, tuttavia l’enorme quantità di sottostruttura rivelata da questa mappa non era prevista e rimane un mistero.

Gli scienziati hanno quindi progettato un programma di follow-up dedicato con lo spettrografo Weave per studiare le somiglianze e le differenze nelle popolazioni stellari in ciascuna sottostruttura. Le prossime indagini puntano a far luce anche sulle loro origini attraverso altri parametri per ora non ancora esplorati.

Poiché tutte queste scoperte fanno “fotografie” dell’Universo di lontanissimi passati, analizzando la luce pervenuta a noi ora ma emessa in un tempo infinitamente precedente a noi, la loro scoperta aggiunge tasselli importantissimi sull’origine della galassia e quindi anche sulla nostra.

Il lavoro è stato pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

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Fonti: Università di Tokyo / Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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