Sta per “esplodere” una stella: torna la Supernova Requiem dalle profondità dello spazio intergalattico

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Torna la Supernova Requiem: l’esplosione stellare, anche se non visibile a occhio nudo, potrebbe essere ripresa dai futuri telescopi

Torna la Supernova Requiem: l’esplosione stellare, anche se non visibile a occhio nudo, potrebbe essere ripresa dai futuri telescopi (e “ritrasmessa” poi sulla Terra). Ma bisognerà attendere il 2037. I risultati dello studio sono stati ottenuti da un gruppo di ricerca guidato dalla University of South Carolina (Usa).

In generale è difficile fare previsioni per il futuro, specialmente in astronomia. Ma alcune sono più “semplici” e che quindi gli astronomi si sentono di poter affermare con ragionevole certezza, come i tempi delle imminenti eclissi lunari e solari e il ritorno di alcune comete.

Ora, guardando ben oltre il sistema solare, gli scienziati hanno aggiunto alla “lista” un evento previsto nelle profondità dello spazio intergalattico, ovvero l’immagine di una stella che esplode, soprannominata Supernova Requiem, che apparirà intorno all’anno 2037.

Sebbene lo spettacolo non sarà visibile ad occhio nudo, alcuni futuri telescopi dovrebbero essere in grado di individuarlo (e quindi renderlo disponibile al pubblico attraverso i canali web).

L’evento è dovuto a un gigantesco ammasso di galassie che risiede di fronte alla lontana supernova, la cui luce ha viaggiato per 10 miliardi di anni attraverso lo spazio per raggiungere la Terra. La potente gravità del massiccio ammasso agisce come una lente zoom celeste che ingrandisce e distorce la luce della supernova, “suddividendola” in più copie.

Il telescopio spaziale Hubble ha già individuato tre immagini speculari della Supernova Requiem, ognuna delle quali è un’istantanea della luce della supernova in momenti diversi dopo l’evento esplosivo.

Questa nuova scoperta è il terzo esempio di una supernova a immagini multiple di cui possiamo effettivamente misurare il ritardo nei tempi di arrivo –  spiega Steve Rodney, primo autore del lavoro – È il più distante dei tre e il ritardo previsto è straordinariamente lungo. Potremo tornare indietro e vedere l’arrivo finale, che prevediamo sarà nel 2037, con un’incertezza di circa un paio d’anni

La previsione si basa su modelli computerizzati dell’ammasso, che descrivono i vari percorsi che la luce della supernova prende attraverso il labirinto di agglomerato di materia oscura nel raggruppamento galattico, la parte “invisibile” dell’Universo che costituisce l’impalcatura su cui sono costruite le galassie e gli ammassi di galassie.

Ogni immagine ingrandita prende un percorso diverso attraverso l’ammasso e arriva sulla Terra in un momento diverso, in parte a causa delle differenze nella lunghezza dei percorsi seguiti dalla luce della supernova.

Ogni volta che della luce passa vicino a un oggetto molto massiccio, come una galassia o un ammasso di galassie, la deformazione dello spazio-tempo che la teoria della relatività generale di Einstein ci dice è presente per qualsiasi massa, ritarda il viaggio della luce attorno a quella massa

continua Rodney

esplosione supernova requiem 2037

©Hubblesite / Nasa

In altre parole ogni volta che la luce, che si propaga per onde ma che è composta di particelle dette fotoni, si avvicina a qualcosa di massiccio, subisce un rallentamento, che può essere teoricamente misurato e che costituisce una via indiretta per la rilevazione di questo “qualcosa”.

Ora, l’immagine della supernova prevista nel 2037 è in ritardo rispetto alle altre immagini della stessa supernova perché la sua luce viaggia direttamente attraverso il centro dell’ammasso, dove risiede la quantità più densa di materia oscura e l’immensa massa dell’ammasso “piega” la luce, producendo il ritardo di tempo più lungo.

Questo è l’ultimo ad arrivare perché è come il treno che deve scendere in fondo a una valle e risalire di nuovo. Questo è il tipo di viaggio più lento per la luce

conclude il ricercatore.

Catturare la replica dell’evento esplosivo aiuterà gli astronomi a misurare i ritardi temporali tra tutte e quattro le immagini della supernova, il che offrirà indizi sul tipo di terreno spaziale deformato che la luce della stella esplosa doveva coprire. Armati di queste misurazioni, i ricercatori potranno quindi mettere a punto i modelli che mappano la massa dell’ammasso.

Lo sviluppo di mappe precise della materia oscura di enormi ammassi di galassie è un altro modo per gli astronomi di misurare il tasso di espansione dell’Universo e indagare sulla natura dell’energia oscura, una misteriosa forma di energia che agisce contro la gravità e fa espandere il cosmo a un ritmo più veloce.

Ecco perché la notizia dell’arrivo dello spettacolo, di per sé affascinante, costituisce una nuova pietra miliare nella conoscenza delle origini del cosmo (e dei suoi abitanti).

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

Fonti di riferimento: Hubblesite / Nasa / Nature

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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