Perché la Luna ha due facce così diverse? Uno studio ha finalmente svelato il mistero

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Dopo circa 60 anni è stato gli studiosi sono riusciti a spiegare il motivo per cui i due volti della Luna sono così diversi fra loro. A dar vita a queste marcate differenze un colossale impatto avvenuto oltre quattro miliardi di anni fa

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Come mai la Luna ha due “facce” così tanto differenti tra loro? Per decenni gli scienziati si sono domandati perché il lato non visibile noi è pieno di crateri, mentre quello rivolto verso la Terra presenta vaste distese di colore scuro (resti di antiche colate laviche). Adesso, però, il mistero sembra finalmente essere stato svelato da un nuovo studio guidato dalla Brown University degli Usa insieme ai ricercatori della Purdue University, del Lunar and Planetary Science Laboratory in Arizona, della Stanford University e del Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Secondo la rivoluzionaria ricerca, apparsa sulla rivista Science Advances, queste evidenti differenze sarebbero state causate da un potentissimo impatto, avvenuto più di quattro miliardi di anni fa, che ha dato vita all’enorme bacino Polo Sud-Aitken (SPA). Il recente studio ipotizza che quest’impatto abbia generato un gigantesco pennacchio di calore che si è poi propagato all’interno della luna, trasportando diversi materiali (le cosiddette “terre rare” ed elementi come producono calore) sul lato che guarda verso il nostro Pianeta. A sua volta, la presenza di questi elementi avrebbe provocato una serie di fenomeni vulcanici che hanno prodotto i mari lunari che vediamo noi.

Sappiamo che grandi impatti come quello che ha formato il bacino Polo Sud–Aitken (SPA) creerebbero molto calore – spiega Matt Jones, ricercatore della Brown University e autore principale dello studio. – La domanda è come quel calore riesca ad influenzare le dinamiche interne della Luna. Quello che mostriamo è che, in una qualsiasi delle condizioni plausibili all’epoca in cui si è formato il bacino SPA, questi elementi che producono calore finiscono per concentrarsi sul lato vicino a noi. Immaginiamo che questo abbia contribuito allo scioglimento del mantello che ha prodotto i flussi di lava che vediamo in superficie.

studio luna

@Brown University

Per questo studio i ricercatori hanno effettuato numerose simulazioni al computer, analizzando vari scenari d’impatto e hanno poi calcolato l’effetto del calore generato dall’evento sulla redistribuzione dei materiali sul mantello lunare.

impatti luna

@Brown University/Science Advances

Un enigma rimasto irrisolto per circa 60 anni

I due volti della Luna sono stati rivelati per la prima volta negli anni ’60 grazie alle missioni spaziali sovietiche e al programma statunitense Apollo, anche se i dati relativi alle composizione geochimica del nostro satellite sono arrivati con le missioni successive.

Il lato vicino, per esempio, ospita un’anomalia che interessa la distribuzione di alcuni elementi che gli scienziati chiamano Kreep: K sta per potassio, Ree per rare-earth elements (in italiano, terre rare) e P per fosforo. – chiariscono gli scienziati nello studio appena pubblicato – Si tratta di una concentrazione di questi elementi, insieme ad altri che producono calore, come il torio, osservata in particolare all’interno e nei pressi dell’Oceanus Procellarum (l’Oceano delle tempeste, il più vasto dei mari lunari) e per questo denominata, in gergo geologico, Procellarum Kreep terrane (Pkt).

Da anni gli esperti sospettavano che ci fosse un legame tra l’anomalia Pkt e gli antichi flussi di lava osservati sul lato vicino della Luna. Adesso la recente ricerca offre una spiegazione convincente, che collega questa irregolarità al bacino SPA, il più grande cratere da impatto confermato sulla luna e il secondo più  importante di tutto il Sistema solare.

Come si sia formato il Pkt è probabilmente la domanda aperta più importante nella scienza lunare – commenta il ricercatore Matt Jones. – l’impatto del Polo Sud–Aitken è uno degli eventi più significativi della storia lunare. Questo lavoro fonde queste due cose e penso che i nostri risultati siano davvero entusiasmanti.

Grazie a questo recente studio, da adesso la nostra Luna sarà un po’ meno misteriosa ai nostri occhi (ma pur sempre bellissima!)

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Fonti: Brown University/Science Advances

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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