La meteora che ha colpito la Terra nel 2014 era di origine interstellare, la prima scoperta nella storia. La conferma degli scienziati

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Era una cometa interstellare quella che l’8 gennaio 2014 alle 18:05 ora italiana arrivò sul nostro Pianeta. La conferma definitiva arriva ora da un gruppo di scienziati del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti

É l’8 gennaio 2014 alle 18:05 ora italiana: una roccia proveniente dallo spazio colpisce il nostro Pianeta. Non erano alieni, ma oggi sappiamo che il “sasso spaziale” era una cometa interstellare, come confermano gli scienziati Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

La cometa ha attraversato il cielo al largo della costa dell’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, liberando un’energia equivalente a quella di circa 110 tonnellate di tritolo e rilasciando una pioggia di detriti nelle profondità dell’Oceano Pacifico.

Palle di fuoco di dimensioni simili non sono eventi rari nei cieli della Terra, tutt’altro: alcune dozzine di eventi di questo tipo si verificano ogni anno. Ma questa meteora viaggiava a velocità altissima e aveva una traiettoria insolita. Gli scienziati ipotizzarono dunque già all’epoca provenisse dallo spazio interstellare.

Il lungo lavoro di ricerca

Sono stati necessari 8 lunghi anni di indagini per dimostrarlo. Infatti i sensori su un satellite del governo Usa progettato per rilevare i lanci di missili stranieri sono stati gli unici testimoni dell’insolita palla di fuoco.

È stata dunque una partnership tra il Dipartimento della Difesa Usa e la Nasa ad analizzare i dati, infine condivisi su un database pubblico ospitato dal Center for Near Earth Object Studies (CNEOS) del Jet Propulsion Laboratory della Nasa stessa, insieme a dati per più di 900 altre meteore registrate dai sensori del governo degli Stati Uniti tra il 1988 e oggi, con date, orari, latitudini, longitudini, altitudini, velocità, componenti di velocità tridimensionali ed energie liberate.

Il mio coinvolgimento con questa meteora risale all’aprile 2019 – scrive su Scientific American Amir Siraj, che ha preso parte allo studio – quando il mio consulente accademico ad Harvard, l’astrofisico Avi Loeb, ha portato alla mia attenzione il catalogo delle meteore CNEOS […]. In pochi giorni, avevo identificato la palla di fuoco dell’isola di Manus del 2014 come una potenziale meteora interstellare

Il team ha utilizzato la velocità dell’impatto combinata con la conoscenza della cinematica delle popolazioni di piccoli corpi nel sistema solare per stimare la probabilità che provenisse da altrove, oltre il nostro Sistema Solare.

Alla distanza della Terra dal Sole, qualsiasi oggetto che si muova a una velocità superiore a circa 42 chilometri al secondo si trova in un’orbita iperbolica illimitata rispetto alla nostra stella – spiega lo scienziato – il che significa che è troppo veloce per essere catturato dalla gravità del sole. Tutto ciò che viaggia oltre questo limite di velocità celeste locale, quindi, può provenire (e se senza ostacoli dovrebbe tornare nello) spazio interstellare

La meteora di Manus Island del 2014 indicava che la meteora avesse colpito l’atmosfera terrestre a circa 45 chilometri al secondo, ma parte di questa velocità derivava dal movimento dell’oggetto rispetto alla Terra e dal movimento della Terra attorno al sole: era dunque necessario “scomporre” le componenti di velocità per capire se effettivamente quella “reale” fosse compatibile con una provenienza interstellare.

Analizzando questi effetti con l’aiuto dei programmi per computer che ho scritto, ho scoperto che l’oggetto aveva sorpassato la Terra da dietro prima di colpire la nostra atmosfera e probabilmente aveva una velocità relativa al sole più vicina a 60 chilometri al secondo – racconta ancora Siraj – L’orbita corrispondente che ho calcolato era chiaramente svincolata dal sole, anche se c’era una grossa incertezza sulle misure. Se i dati fossero stati corretti, questo evento sarebbe stato il primo meteorite interstellare mai scoperto

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Lo studio di comparazione è stato lungo e minuzioso, soprattutto perché l’incertezza sui dati era davvero alta e quindi la comunità scientifica non concordava sulle conclusioni.

La conferma

Affermazioni straordinarie, ovviamente, richiedono prove straordinarie

scrive lo scienziato

E così fu. Diversi altri astronomi decisero di unirsi al team per trovare la “prova regina”.

Solo molto recentemente anche gli scienziati che lavoravano per l’Ufficio del Segretario alla Difesa hanno deciso di volerci vedere più chiaro. In particolare Matt Daniels aveva letto il primo articolo sulla meteora del 2014 e desiderava aiutare a confermarne l’origine interstellare al governo degli Stati Uniti.

Dopo un anno di laboriosa navigazione su più livelli della burocrazia governativa – annuncia ora   Siraj  – nel marzo/aprile 2022 Daniels è stato in grado di ottenere la conferma ufficiale dal tenente generale John Shaw, vice comandante della US Space Force, e Joel Mozer, scienziato capo dello Space Operations Command, quindi conferma effettiva che la meteora fosse di vera origine interstellare

Le conseguenze della natura interstellare

Le sue dimensioni implicano che ogni stella deve contribuire con una massa significativa di oggetti simili nel corso della sua vita per rendere probabile il rilevamento del 2014, suggerendo che ci sono molte altre meteore interstellari da trovare. E la sua alta velocità rispetto alle velocità medie delle nostre stelle vicine suggerisce che potrebbe essere stato espulso dalle profondità di un altro sistema planetario, relativamente vicino alla sua stella.

Ciò è sorprendente – spiega l’astronomo – poiché ci si aspetterebbe ingenuamente che la maggior parte degli oggetti interstellari provenga invece da regioni circumstellari molto più lontane dove le velocità di fuga sono inferiori, vale a dire le nubi di comete che esistono alla periferia di molti sistemi stellari

Le prospettive future

Secondo gli esperti, lo studio delle meteore interstellari ha molto da dirci sul nostro posto nel cosmo. Ulteriori indagini sulle proprietà osservate della meteora del 2014 potrebbero infatti rivelare nuove intuizioni sul nostro ambiente interstellare locale, specialmente se confrontate con le caratteristiche dei suoi successori, ‘Oumuamua e Borisov.

I database meteorici sono maturi per ricerche successive ed esistono nuove motivazioni per costruire nuove reti di rilevamento, con particolare attenzione al rilevamento di future meteore interstellari.

Osservare un incendio di una meteora interstellare in tempo reale consentirebbe lo studio della sua composizione, fornendo nuove intuizioni sulla chimica di altri sistemi planetari. Certo, l’ideale sarebbe ottenere un campione fisico di un oggetto che ha avuto origine dall’esterno del sistema solare, un obiettivo tanto audace quanto scientificamente rivoluzionario.

Attualmente il team sta studiando se un’eventuale missione sul fondo dell’Oceano Pacifico al largo della costa dell’isola di Manus, possa essere utile a trovare frammenti della meteora del 2014. In generale, comunque, qualsiasi meteora interstellare sufficientemente grande scoperta in futuro dovrebbe anche produrre una pioggia di detriti, che potrebbero potenzialmente essere rintracciati e analizzati.

Le porte del cosmo potrebbero aprirsi presto.

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Fonti: Scientific American / U.S. Space Command/Twitter

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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