Cadere non è una vergogna: al fianco di Zhu Yi, pattinatrice olimpica massacrata dai social

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Le vicende di Beverly Zhu Yi, pattinatrice cinese made in Usa, ci sbattono in faccia ancora una volta la ferocia di cui sono capaci i cyberbulli

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È nata e cresciuta negli States e forse tanto le è bastato per fare dei suoi errori un peccato che l’ha portata direttamente alla gogna. Lei è Beverly, 19 anni, ma per le Olimpiadi di Pechino – corteggiata dai reclutatori della squadra rossa – ha recuperato il suo nome e la nazionalità cinesi: Zhu Yi.

Ma Zhu Yi, promessa del pattinaggio artistico, è anche una persona che ha sentito pressioni e fiato sul collo, ha sentito il peso di una responsabilità e, com’è normale, gli sforzi di una gara olimpica. Un cortocircuito è sempre possibile, ma non sempre è perdonato. Soprattutto dal web.

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E così, una, due gare, la confusione, l’ansia, le cadute, le lacrime e quella cosa – che in gergo mediatico porta il nome di shitstorm (letteralmente tempesta di escrementi, giusto per farvi un’idea) – l’hanno resa famosa, ma per altro.

Cosa è accaduto

Zhu, che è nata in California ma ha rinunciato alla cittadinanza americana per competere per la Cina nel 2018, ha iniziato bene le gare di pattinaggio libero femminile, atterrando entrambi nei suoi primi due salti prima di cadere in un tentativo di triplo flip.

La 19enne è finita a terra il primo giorno nella gara individuale, durante l’esecuzione del programma corto. È entrata in tilt. Pi nella sua seconda esibizione, il lungo, è crollata nuovamente. Non ha retto. Ha pattinato piangendo, è caduta ancora e ancora, non si reggeva sulle gambe.

Zhu Yi, è normale tutto ciò. Ma le Olimpiadi non perdonano, il web non perdona.

Dalla finestra dalla quale tutti urlano, gli odiatori, gli imbecilli, hanno cominciato a inveire contro quella ragazzina arrivata dall’America, che – dicono – nemmeno sa parlare tanto il cinese e che “con il suo fallimento ha imbarazzato la Patria”.

Lo shitstorm, ossia l’arte di riempirti di insulti

E così è accaduto anche a lei. Come alla Cesarini, ad Armine, alla nostra Egonu, a Noemi, come a Grignani, alla Boldrini, a Belen, alla Hunziker, ad Alfie Pugsle piccolo grande giocatore di rugby.

Su Weibo, il Twitter cinese, gli hashtag #LacadutadiZhu e #YiZhuècaduta ha raccolto in poche ore più di 200 milioni di condivisioni e commenti del tipo:

  • Sei una vergogna
  • Bacata
  • Incapace
  • Torna subito da dove sei venuta

Una fogna in cui strascicano i più beceri commenti. Un pozzo senza fine di cattiverie, quello in cui si trasformano i social e in cui si nascondono gli oramai noti “leoni da tastiera”. La questione di Beverly è solo l’ultimo dei tasselli di un puzzle che ha solo del marcio, quello disordinato, sporco e inquinato di commenti che, uno dopo l’altro, hanno l’unico scopo di ferire e massacrare.

Weibo ha deciso, troppo tardi, di bannare l’hashtag e cancellare i post più feroci. Ma c’è da scommettersi quei milioni di pugnalate sul rimangono, gli insulti rimarranno impressi a fuoco e Zhu Yi ci metterà molto più tempo a rialzarsi di quanto non le sia stato necessario farlo sul quel ghiaccio di Pechino.

Intanto l’austera agenzia di notizie Xinhua ha detto la sua:

Tutti i giovani atleti che scendono in campo per la Cina hanno diritto a tempo e tolleranza per migliorarsi. Non piangere piccola Zhu Yi, noi siamo con te.

Un po’ pochino, non credete?

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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