Mondiali in Qatar, perché sulle maglie dei giocatori della Danimarca è “sparito” il logo (il motivo è molto serio) 

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Per i Mondiali 2022 lo sponsor tecnico Hummel opta per delle divise con un logo poco visibile come azione di protesta contro il Qatar: "non vogliamo essere visibili durante un torneo che è costato migliaia di vite umane"

Libera Terra

Ai Mondiali in Qatar i giocatori della nazionale di calcio danese scenderanno in campo con maglie il logo dello sponsor quasi invisibile, che si nota appena. E no, non si tratta di una scelta di stile da parte del marchio d’abbigliamento Hummel. Il motivo dietro questa strategia è molto serio.

Con le nuove maglie della nazionale danese volevamo lanciare un doppio messaggio. Non sono solo ispirate a Euro 92, rendendo omaggio al più grande successo calcistico della Danimarca, ma rappresentano anche una protesta contro il Qatar e il suo record per i diritti umani. – spiega l’azienda che produce completi sportivi – Ecco perché abbiamo attenuato tutti i dettagli per le nuove maglie della Danimarca per la Coppa del Mondo, incluso il nostro logo e gli iconici galloni. Non vogliamo essere visibili durante un torneo che è costato la vita a migliaia di persone.

Supportiamo fino in fondo la nazionale danese, ma non vogliamo  sostenere il Qatar come nazione ospitante. Crediamo che lo sport debba unire le persone.

La lunga scia di sangue degli operai impegnati in Qatar

Un segnale forte e coraggioso contro lo spaventoso sfruttamento nei confronti delle persone impegnate nella realizzazione di stadi, alberghi, sistemi di trasporto e altre infrastrutture necessarie per ospitare i Mondiali di calcio del 2022 in Qatar. Secondo quanto confermato anche da Amnesty International, a partire dal 2010 centinaia di migliaia di lavoratori migranti hanno subito violazioni dei diritti umani. Tutte quelle nuove costruzioni sono insanguinate.

Ad accendere i riflettori sulla grave vicenda anche una recente inchiesta condotta dal Guardian, da cui è emerso che oltre 6mila lavoratori sono morti nell’ultimo decennio in Qatar, nel corso dei lavori di costruzione di 7 nuovi stadi e di altre infrastrutture. Una cifra che fa rabbrividire. A morire, stremati dagli sforzi e dal caldo eccessivo, principalmente migranti provenienti da Paesi come India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka.

Il Qatar tenta di difendersi

La risposta del Comitato Olimpico del Qatar non è tardata ad arrivare. Attraverso una dichiarazione, l’ente ha provato a giustificare il suo operato con queste parole:

Da quando abbiamo vinto i diritti ad ospitare i campionati del mondo abbiamo lavorato a braccetto con il governo del Qatar per assicurare che il torneo fornisse un’eredità sociale duratura.  Abbiamo contribuito a riformare in maniera significativa le leggi a protezione dei lavoratori assicurando loro condizioni di vita migliori.

Contestiamo quindi la presa di posizione di Hummel che dice che questo torneo sia costato le vite di migliaia di persone. (…) Abbiamo invece protetto la salute e la sicurezza di 30000 lavoratori che hanno costruito gli stadi della Coppa del mondo. Lo stesso vale per i 150000 lavoratori che hano contribuito ai vari servizi intorno al torneo e ai 40000 nel settore “hospitality”. L’onere dovrebbe sempre spettare ai Paesi che dovrebbero fare di più per proteggere i diritti delle persone in tutto il mondo, inclusa la Danimarca.

Il lavoro del CS è riconosciuto da numerose entità all’interno della comunità internazionale dei diritti umani come un modello che ha accelerato il progresso e migliorato la vita. Le riforme del Qatar sono riconosciute dall’ILO e dall’ITUC come un punto di riferimento nella regione. Come ogni Paese, il progresso su questi temi è un viaggio senza un traguardo e il Qatar è impegnato in quel viaggio. Esortiamo la DBU a trasmettere accuratamente il risultato della loro ampia comunicazione e lavorare con il SC e a garantire che ciò venga comunicato accuratamente ai loro partner di Hummel

Ma basta guardare i dati delle inchieste per smentire per parole del comitato…

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Fonti: Hummel/Qatar Olympic Committee

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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