Perché comprendere la crescita delle piante sarebbe la vera chiave per trovare una cura contro il cancro

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Secondo uno studio, riuscire a comprendere la crescita incontrollata delle piante permetterebbe ai ricercatori di trovare una cura per il cancro. Vediamo insieme perché.

Secondo uno studio, comprendere appieno la crescita delle piante permetterebbe ai ricercatori di trovare una cura per il cancro.

Lo studio della crescita delle piante, in primis ha un impatto in diversi campi dell’agricoltura. Per esempio, per aumentare le rese agricole, spesso si studia l’elaborazione della luce delle piante attraverso fotorecettori, i quali stabiliscono i tempi di crescita e di fioritura della pianta stessa.

Uno studio del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL), in particolare, avrebbe scoperto come le proteine UBP12 e UBP13 siano in grado di regolare l’attività del fotorecettore CRY2.

Tale scoperta, potrebbe aprire le strade per nuove strategie di controllo della crescita, con potenziali implicazioni che vanno ben oltre l’agricoltura.

Infatti, poiché i fotorecettori sono presenti sia nelle piante che nelle persone, essi sono collegati ad una serie di condizioni tra cui diabete, cancro e diversi disturbi cerebrali.

Il recettore CRY2 aiuterebbe a regolare la crescita cellulare sia nelle persone che nelle piante, dunque potrebbe anche curare il cancro. Scopriamo i dettagli dello studio.

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Lo studio

Come anticipato, la regolazione dei fotorecettori presenti sia nelle piante che nelle persone, oltre che aiutare a regolare la crescita cellulare, potrebbero aiutare anche curare il cancro.

I ricercatori dello studio, hanno evidenziato come la manipolazione di tre proteine specifiche (CRY2, UBP12 e UBP13) nelle piante di Arabidopsis thaliana influirebbe sulla crescita.

Inoltre, hanno scoperto che la manipolazione delle proteine UBP12 e UBP13 potrebbe ridurre la quantità di CRY2 negli impianti. Sarebbe proprio quest’ultimo fattore ad aver fatto credere alle piante che non ci fosse abbastanza luce, che di conseguenza ha favorito la loro crescita.

Se nell’uomo e in altri organismi le proteine UBP12 e UBP13 proteggono i fotorecettori CRY dalla degradazione, nelle piante accade il contrario. UBP12 e UBP13 contribuiscono a degradare il fotorecettore CRY2.

Si tratta, dunque, di una scoperta che sarà in grado non solo di manipolare la crescita delle piante e migliorare i raccolti, ma anche di aiutare la ricerca sul cancro.

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Fonte: cell.com

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Laureata in sociologia e studentessa in media, comunicazione digitale e giornalismo. Curiosa e creativa, le sue passioni sono la scrittura, gli animali e il buon cibo. La sua lingua madre è il dialetto siciliano.

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