Le mascherine chirurgiche si possono lavare e riutilizzare fino a 10 volte, scienza conferma

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Secondo questa analisi aggiuntiva, le mascherine chirurgiche possono essere riutilizzate fino a 10 volte pulendole tra ogni utilizzo.

Secondo questa analisi aggiuntiva, le mascherine chirurgiche possono essere riutilizzate fino a 10 volte 

Ci eravamo lasciati un anno fa, quando alcuni ricercatori francesi avevano provato a lavare le mascherine chirurgiche fino a 10 volte a 60°C, utilizzando del detersivo. Allora notarono come la capacità filtrante rimanesse elevata.

Adesso arriva la conferma da una loro ulteriore analisi pubblicata sulla rivista scientifica Chemosphere dal centro di ricerche cliniche dell’Ospedale universitario di Grenoble, in Francia: le mascherine chirurgiche possono essere lavate e riutilizzate fino a 10 volte.

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La necessità di dispositivi di protezione individuale è aumentata in modo esponenziale in risposta alla pandemia di Covid-19. Per far fronte alla carenza di mascherine durante la primavera del 2020, molti scienziati trovarono modi per riutilizzare le mascherine nei dipartimenti sanitari.

Fu allora che fu affrontato il necessario equilibrio tra la pulizia delle mascherine mediche in modo da mantenerne la sicurezza e la funzionalità per il riutilizzo, con il vantaggio ambientale di gestire i rifiuti medici monouso.

Secondo il nuovo studio, le mascherine mediche in polipropilene di tipo IIR possono essere lavate fino a 10 volte: i ricercatori hanno cioè dimostrato, dopo un anno e mezzo di test in laboratorio, che le mascherine chirurgiche in polipropilene possono essere lavate fino a 10 volte in lavatrice mantenendo la propria performance superiore alle mascherine in tessuto di categoria 1, con una capacità di filtrare i batteri superiore al 98% contro il 90%.

Gli studiosi riscontrano, però, una perdita delle proprietà di antiproiezione.

Il flusso di lavoro – si legge nello studio – ha reso le maschere mediche conformi allo standard AFNOR S76-001 come “maschere per uso non sanitario di tipo 1”. Questa qualifica conferisce uno status legale alle maschere trattate negli esami di laboratorio e consente il riutilizzo delle maschere mediche lavate da parte della popolazione generale, con il significativo vantaggio per la salute pubblica di fornire una protezione migliore rispetto alle maschere in tessuto.

Inoltre, tale status giuridico fornisce una base per eseguire una sperimentazione clinica per testare le maschere in condizioni reali, nel pieno rispetto della norma EN 14683, per il riutilizzo collettivo. Il riutilizzo razionale delle mascherine mediche e la loro gestione del fine vita è fondamentale, in particolare nei periodi di pandemia in cui si possono prendere svolte decisive. Il riutilizzo delle mascherine nella popolazione generale, nelle industrie o negli ospedali (ma non per gli interventi chirurgici) presenta vantaggi significativi per la gestione dei rifiuti senza mettere a rischio la sicurezza delle persone.

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@Chemosphere

Quello che molti non sanno è che i rifiuti generati dalle mascherine hanno addirittura superato le buste di plastica diventando il rifiuto più frequente presente nell’ambiente. Rifiuti che si aggiungono ad altri rifiuti, in un circolo vizioso sempre più dannoso.

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Soluzione? Questo studio francese condiviso anche dal WHO conferma l’interesse a riutilizzare le mascherine. Proviamo a lavarle e a utilizzarle più volte. I francesi propongono una regola semplice: buttare via la mascherina quando appare danneggiata e alla comparsa della certa peluria che è possibile ritardare lavando la mascherina in una federa chiusa.

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Tuttavia – concludono – la comparsa di peluria è il segno che la maschera è da buttare anche se le sue proprietà filtranti restano efficaci, si legge nello studio.

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Fonte: Chemosphere 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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