Longevità: non solo la dieta anche l’occhio ha la sua parte nel processo di invecchiamento

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Un nuovo studio sulla drosofila rivela un legame tra ritmo circadiano, dieta, durata della vita e salute degli occhi. Inaspettatamente, i ricercatori hanno trovato processi nell'occhio del moscerino della frutta che sembrano influenzare il processo di invecchiamento

I ricercatori del Buck Institute hanno dimostrato per la prima volta un legame tra dieta, ritmi circadiani, salute degli occhi e durata della vita nella Drosophila, il moscerino della frutta.

Lo studio sostiene che la disfunzione dell’occhio può effettivamente causare problemi in altri tessuti. Quindi, l’obiettivo è dimostrare che non solo il digiuno migliora la vita, ma che l’occhio gioca effettivamente un ruolo nell’influenzare la longevità.

La spiegazione di questa connessione risiede negli “orologi” circadiani, il macchinario molecolare all’interno di ogni cellula di ogni organismo che si è evoluto per adattarsi agli stress quotidiani, come i cambiamenti di luce e temperatura.

I ritmi circadiani influenzano i comportamenti animali complessi, come le interazioni predatore-preda e i cicli sonno/veglia, fino alla messa a punto della regolazione temporale delle funzioni molecolari della trascrizione genica e della traduzione delle proteine.

Nel 2016 un altro studio ha mostrato che i moscerini della frutta con una dieta ristretta hanno avuto cambiamenti significativi nei loro ritmi circadiani, oltre a prolungare la durata della vita.

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Lo studio

I ricercatori hanno notato numerosi geni che erano reattivi alla dieta, e hanno scoperto che quelli che si attivavano di più con le restrizioni dietetiche sembravano provenire tutti dall’occhio, in particolare dai fotorecettori, i neuroni specializzati nella retina che rispondono alla luce.

Questa scoperta ha portato a una serie di esperimenti progettati per capire come la funzione oculare può prolungare la durata della vita. Ad esempio, hanno avviato esperimenti che dimostrano che tenere le mosche nell’oscurità costante prolungava la loro vita.

Hanno quindi utilizzato la bioinformatica per chiedere: i geni negli occhi, che sono anche ritmici e reattivi alle restrizioni dietetiche, influenzano la durata della vita? La risposta è stata sì.

Il motivo? Poiché gli occhi sono esposti al mondo esterno, se infiammati possono causare o peggiorare una serie di malattie croniche molto comuni. Inoltre, la luce di per sé può causare la degenerazione dei fotorecettori, che può causare l’infiammazione.

C’è molto da capire sul ruolo che l’occhio gioca nella salute generale, e come può influire sulla durata della vita di un organismo, e la domanda più grande sollevata da questo lavoro è: i fotorecettori nei mammiferi influenzano la longevità? I ricercatori sottolineano come siano necessarie ulteriori analisi e ricerche per riuscire a capire a fondo il ruolo che ha l’occhio sulla longevità.

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Fonte: Nature

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.

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