Inquinamento atmosferico: può aumentare il rischio infarto soprattutto nei non fumatori, lo studio

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L'inquinamento atmosferico ha diversi effetti dannosi per la nostra salute, evidenziati più volte da ricerche scientifiche. Ora un nuovo studio, condotto su un campione di circa 18mila persone in Germania, ha scoperto che lo smog può aumentare il rischio di infarto nei non fumatori

Un nuovo studio, presentato recentemente al congresso 2022 dell’European Society of Cardiology, conferma quanto in realtà già si ipotizza da tempo: l’inquinamento atmosferico incide negativamente sul benessere del cuore e, più nello specifico, può aumentare il rischio infarto.

La ricerca, condotta in Germania su un campione di 17.873 pazienti con un infarto del miocardio tra il 2008 e il 2014, ha scoperto che l’aumento di ossido nitrico, particolato con un diametro inferiore a 10 µm (PM10) e alcune condizioni metereologiche sono direttamente collegate ad una probabilità maggiore di ritrovarsi alle prese con un attacco cardiaco.

I ricercatori hanno analizzato le associazioni tra incidenza di infarto e concentrazioni medie di inquinanti nello stesso giorno, in quello precedente e nei tre giorni precedenti.

Secondo i risultati dello studio, il rischio di avere un infarto aumentava dell’1% per ogni 10 g di inquinamento atmosferico aggiunto alla media giornaliera e del 4% durante un periodo successivo a tre giorni in cui era stato presente un forte inquinamento.

I ricercatori evidenziano che i fumatori non sembravano essere particolarmente colpiti dallo smog, il che è probabile dato che già respirano continuamente fumi tossici. Dunque ad essere più a rischio sarebbero al contrario – e forse un po’ paradossalmente – i non fumatori.

Come ha dichiarato l’autrice dello studio, la dottoressa Insa de Buhr-Stockburger del registro degli infarti miocardici del Brandeburgo di Berlino (B 2 HIR), in Germania:

La correlazione tra inquinamento atmosferico e attacchi di cuore nel nostro studio era assente nei fumatori. Ciò potrebbe indicare che l’aria cattiva può effettivamente causare attacchi di cuore poiché i fumatori, che si autointossicano continuamente con gli inquinanti atmosferici, sembrano meno colpiti da ulteriori inquinanti esterni.

L’ossido nitrico si origina dalla combustione ad alte temperature, soprattutto dei veicoli diesel. La combustione è anche una fonte di PM10, insieme all’abrasione di freni e pneumatici e alla polvere.

Lo studio conclude che l’inquinamento da traffico e da combustione deve essere drasticamente ridotto se vogliamo abbassare il rischio di infarto miocardico acuto.

Per quanto riguarda il meteo, invece, l’incidenza dell’infarto miocardico era significativamente correlata alla temperatura massima, con un’incidenza inferiore del 6% ogni 10°C di aumento della temperatura.

Uno studio come questo non può stabilire però il nesso di causalità. Come ha sottolineato anche la stessa Insa de Buhr-Stockburger:

 La causalità non può essere stabilita da uno studio osservazionale. È plausibile che l’inquinamento atmosferico sia una concausa dell’infarto miocardico, dato che l’ossido nitrico e il PM10 promuovono l’infiammazione, l’aterosclerosi è in parte causata da processi infiammatori e non sono state trovate associazioni nei fumatori.

Sono necessarie dunque ulteriori ricerche per chiarire definitivamente il ruolo dell’inquinamento nei confronti di un maggior rischio infarto.

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Fonte: European Society of Cardiology

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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