I bambini che vivono vicino a siti di fracking rischiano di più di ammalarsi di leucemia, la conferma

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La fratturazione idraulica è una tecnica che viene spesso eseguita dopo una trivellazione all’interno di una formazione di roccia in cui sono presenti idrocarburi. Ad essa sono stati collegati terremoti e inquinamento delle acque

Una bella storia

I bambini cresciuti vicino a siti di fracking di petrolio e gas sono a maggior rischio di leucemia. È quanto emerge da un nuovo studio, che mette di nuovo in evidenza tutti i pericoli connessi alla già controversa tecnica della fratturazione idraulica (hydraulic fracturing).

Inventata agli inizi del ‘900 per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto (shale gas), presenti nel sottosuolo e che si sfaldano più facilmente, la tecnica del fracking è stata in passato già collegata al maggior rischio di terremoti e di inquinamento delle acque.

Ora, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Health Perspectives sostiene che l’esposizione a sostanze chimiche cancerogene, spesso utilizzate in aree di sfruttamento non convenzionale di petrolio e gas, rappresenta un importante fattore di rischio per i minori perché aumenterebbe il rischio di leucemia.

Lo studio

I ricercatori hanno utilizzato i dati del registro dei tumori della Pennsylvania, scoprendo che i bambini di età compresa tra 2 e 7 anni che vivevano vicino (entro 2 km) a un sito di fracking avevano più del doppio delle probabilità di ricevere una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta, mentre i bambini nati da persone incinte che vivevano vicino a siti di fracking correvano il triplo del rischio.

La leucemia linfoblastica acuta, sebbene abbia un tasso di sopravvivenza relativamente alto, porta spesso a ulteriori problemi più avanti nella vita, tra cui disabilità cognitive e malattie cardiache.

Lo studio ha incluso nella sua analisi quasi 2.500 bambini dello stato americano scoprendo che i soggetti nati vicino a siti di fracking erano a maggior rischio di sviluppare la malattia in tenera età. Dopo aver considerato anche altri fattori che potrebbero influenzare il rischio di sviluppare il cancro, i ricercatori hanno concluso che i bambini che vivono vicino a siti petroliferi e di gas non convenzionali avevano da due a tre volte più probabilità di sviluppare la leucemia linfoblastica acuta tra i 2 e i 7 anni di età rispetto agli altri.

L’estrazione di petrolio e gas di fracking shale porta alla iniezione di acqua, sabbia e sostanze chimiche nel substrato roccioso ad alta pressione in modo che gli idrocarburi possano scorrere in un pozzo dove possono essere raccolti.

Lo studio si aggiunge all’enorme corpo di ricerca che mostra impatti negativi sulla salute per le persone che vivono vicino alle operazioni di petrolio e gas, a partire dall’aumento del rischio per le donne in gravidanza che vivono vicino ai siti di perforazione di sviluppare ipertensione gestazionale ed eclampsia.

Ma c’è una carenza di ricerca sui legami con il cancro infantile e questo nuovo studio di Yale aggiunge prove più forti dei pericoli per i bambini che vivono vicino alle operazioni di fracking.

Anche se ad oggi sono stati condotti circa 50 studi epidemiologici sull’esposizione a [petrolio e gas non convenzionali] e una varietà di risultati sulla salute, solo due studi si sono concentrati sul cancro infantile – spiega Cassandra Clark, una degli autori dello studio e associata post-dottorato allo Yale Cancer Center. Questo è il più ampio studio fino ad oggi sullo sviluppo di petrolio e gas non convenzionali e sul cancro infantile, e il primo a incorporare una metrica di esposizione incentrata sul percorso dell’acqua potabile.

La ricerca ha infatti anche stabilito che anche l’acqua potabile potrebbe essere una modalità di esposizione a sostanze chimiche legate al fracking nelle case vicino ai pozzi. Altro danno legato allo sfruttamento delle fonti fossili.

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Fonte: Environmental Health Perspectives

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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