Gli scienziati si interrogano sul collegamento tra Covid e casi di epatite infantile

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Si tratta senza dubbio di una forma grave di epatite. Circa il 10% dei casi individuati ha dovuto accedere al trapianto di fegato. I sintomi sembrano essere molto chiari, mentre ne resta ancora oscura la causa

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Aumentano i casi di epatite pediatrica acuta, tanto che quasi 200 sono i bambini in tutto il mondo colpiti. Ma quali sono le ipotesi sull’origine di questo tipo di epatiti pediatriche degli ultimi mesi? Gli scienziati si interrogano sul collegamento della pandemia da Covid-19 ai casi di epatite infantile. Che nesso c’è?

Se è ben noto che l’epatite sia di per sé un’infiammazione del fegato che può essere causata da virus, droghe come alcol, farmaci da prescrizione, tossine o determinate condizioni mediche, secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), spesso l’epatite può senza dubbio essere causata anche da un’infezione virale, in particolare dai virus dell’epatite A, B, C, D ed E.

Ma, ora, le indagini microbiologiche hanno escluso virus dell’epatite A, B, C, D ed E in tutti i casi. Da cosa dipende allora?

Cosa sta causando l’epidemia?

Ancora non si conosce la causa di queste epatiti. Ma secondo l’ultimo report del Health Security Agency, a scatenare l’epatite di forma sconosciuta sarebbe l’adenovirus F41, responsabile dei sintomi lamentati dai bambini contagiati.

Questa è l’ipotesi più probabile suggerita dagli esperti dell’Agenzia per la Salute del Regno Unito, che trovi qui:

Tutti e nove i casi di epatite inspiegabile negli Stati Uniti sono risultati positivi per l’adenovirus di tipo 41, che di solito causa sintomi gastrointestinali nei bambini, secondo il CDC.

Sebbene l’adenovirus di tipo 41 sia stato precedentemente collegato all’epatite nei bambini con sistema immunitario indebolito, questo particolare virus “non è noto per essere una causa di epatite in bambini altrimenti sani“, secondo una nota del CDC.

La maggior parte dei bambini colpiti nel Regno Unito (75% di quelli testati) è risultata positiva anche all’adenovirus, secondo una dichiarazione dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito . In questi casi, anche i test preliminari per il tipo di adenovirus indicano l’adenovirus di tipo 41, ma i funzionari del Regno Unito hanno affermato che sono necessari ulteriori test per la conferma.

L’epatite sconosciuta ha legami col Covid-19?

SARS-CoV-2, il virus che causa COVID-19, non sarebbe dietro i casi di epatite a eziologia sconosciuta e gli scienziati per ora non hanno trovato una connessione.

Secondo quanto si legge anche sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, tra 13 casi notificati dalla Scozia, per cui sono disponibili informazioni di dettaglio sul testing, tre avevano un’infezione confermata da SARS-CoV-, 5 erano negativi e 2 avevano avuto una infezione da SARS-CoV-2 tre mesi prima. Cinque casi avevano un test positivo per adenovirus tra gli 11 dei 13 casi per cui erano disponibili dati su questo tipo di test.

C’è un collegamento tra le epatiti e il vaccino contro il Sars-CoV-2?

Al momento non ci sono elementi che suggeriscano una connessione tra la malattia e la vaccinazione e, anzi, molte sono le considerazioni che porterebbero ad escluderla:

  • nella quasi totalità dei casi in cui si è a conoscenza dello status i bambini colpiti non erano stati vaccinati
  • l’adenovirus contenuto nei vaccini a vettore adenovirale anti Sars-Cov-2 utilizzati in alcuni Paesi (in Italia AstraZeneca e Janssen), è geneticamente modificato in modo da non replicare nelle cellule del nostro organismo. Allo stato attuale delle conoscenze, dicono dall’ISS, non sembrano biologicamente possibili i fenomeni di ricombinazione tra Adenovirus circolanti e ceppo vaccinale. Questi infatti presuppongono il rimescolamento di geni tra virus mentre questi si moltiplicano, ma questo non è possibile per il vettore utilizzato per la vaccinazione.

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Fonti: Live Science / ISS

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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