Coppette mestruali e tamponi contengono siliconi dannosi per la salute o l’ambiente? I risultati in un nuovo test tedesco

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Un nuovo test ha analizzato le sostanze con cui sono realizzate coppette mestruali e tamponi e stilato una classifica dei prodotti migliori

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Molte donne, piuttosto che i tradizionali assorbenti, scelgono di utilizzare tamponi interni oppure le coppette mestruali, alternativa considerata oltre che comoda anche più ecologica. Un nuovo test ha analizzato questi prodotti per valutarne la praticità d’uso ma soprattutto la sicurezza in fatto di materiali e sostanze con cui sono realizzati.

Le più tradizionali versioni di assorbenti usa e getta fanno produrre molta spazzatura e consumare risorse. Lo stesso vale per i tamponi, ecco allora che sempre più donne e ragazze in questi anni sono passate alla coppetta mestruale, alternativa a 0 sprechi (non si getta via e può durare molti anni) e considerata il più delle volte anche molto pratica.

La nuova analisi del mensile tedesco Oko-test ha voluto confrontare tamponi e coppette mestruali. Nello specifico sono stati analizzati 23 marchi di tamponi (alcuni dei quali ecologici) e 15 coppette mestruali. Alcuni di questi prodotti sono venduti anche in Italia.

Entrambe le tipologie di prodotto sono state sottoposte a numerosi test pratici e testate per valutare se all’interno vi fossero sostanze dannose per la salute o l’ambiente. In particolare, poi, relativamente alle coppette, si voleva capire se fossero davvero la scelta più sostenibile come comunemente si pensa.

Risultati

Il test mostra questa volta risultati confortanti, evidenzia infatti che esistono prodotti classificati come “molto buoni” in entrambe le tipologie.

Per quanto riguarda le coppette mestruali, un terzo di quelle analizzate, hanno ottenuto il massimo dei voti. Alcune però presentano anche dei difetti e quattro marche (le trovate in basso, in fondo alla classifica) contengono composti siliconici pericolosi per l’ambiente.

La maggior parte delle coppette testate sono realizzate in silicone per uso medico, solo due sono realizzate in elastomero termoplastico (TPE). I prodotti in silicone sono stati a lungo considerati ben tollerati e sicuri per gli alimenti ma i test hanno trovato però la presenza di silicone D4 in una coppetta (la Ruby Cup Medium nero). Questa sostanza è classificata come tossica per la riproduzione e l’ambiente. Anche i composti di silicone D5 e D6, rinvenuti in un totale di quattro coppette mestruali, sono pericolosi per l’ambiente.

Il modello Ruby Cup Medium nero è l’unica coppetta che ottiene uno striminzito “sufficiente” ed è dunque considerata la peggiore tra quelle analizzate.

Anche per quanto riguarda i tamponi, la maggior parte delle marche ha superato brillantemente il test. Solo nel caso di un marchio (Camelia) il laboratorio ha trovato la presenza di controversi composti alogenuri organici. Molti rappresentanti di questo gruppo di sostanze sono considerati causa di allergie.

Nel test pratico, due marchi di tamponi (quelli in cotone biologico Eco di Naty e di Organiyc) hanno mostrato lievi difetti: i primi si sono leggermente indeboliti durante il test di trazione – il loro filo di ritorno non era sufficientemente resistente allo strappo, i secondi invece si sono rivelati un po’ troppo morbidi per favorire un facile inserimento.

Vi è poi il discorso della sindrome da shock tossico (TSS) una rara ma possibile complicazione dovuta all’utilizzo dei tamponi e delle coppette mestruali che può portare, nei casi più gravi, addirittura alla morte.

I produttori devono avvertire di questa seppur remota possibilità nel foglietto illustrativo e consigliare di consultare un medico nel caso si sospetti questa complicazione dopo l’uso. Mentre su questo punto tutte le marche di tamponi erano esemplari, questo avviso mancava in alcune marche di coppette mestruali o era incompleto (anche stavolta tra di loro c’è la Ruby Cup Medium nera).

Secondo il test, poi, i fogli illustrativi di cinque marche di tamponi erano carenti di alcune istruzioni per la manipolazione e l’igiene. Questi devono essere inclusi in conformità con le linee guida dell’associazione internazionale EDANA. Ad esempio, il modo in cui gli utenti devono inserire e rimuovere correttamente un tampone, come devono sostituirlo, o che le donne dovrebbero utilizzare le dimensioni più piccole possibili di tampone.

Le coppette migliori sono risultate quelle a marchio:

  • Dutchess M rosa
  • Facelle M rosa
  • Lunette modello 2 blue
  • Masmi Organic M pink
  • MeLuna M rossa
  • Merula cup pink
  • Organi Cup taglia B
  • Papperla Cup grande, gialla
  • Selenacup M bianca
  • t.o.c. Tage ohne Chemie M bianca
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Foto © Oko-test

Più in basso troviamo invece la Lady Cup taglia L, trasparente, che ha ottenuto il punteggio di “buono” seguita dalla coppetta Femometer, misura B viola, Intimina Lily Cup taglia B rosa e Mylily Gr. M1 considerate “soddisfacenti”. In ultima posizione, invece, come già detto c’è Rubycup medium nera.

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Foto © Oko-test

Per quanto riguarda i tamponi, tutti considerati “molto buoni” i seguenti marchi:

  • Be She
  • Bevola
  • Budnifem
  • Cosmea bio
  • Duchesse
  • o.b. Pro Comfort normal
  • Olivia
  • Rewe Beste Wahl
  • Satessa
  • Siempre
  • Elkos
  • Facelle
  • Floriola
  • Jean & Len Philosophie
  • Jessa
  • Mylily bio
  • Natracare organic
  • Sophie
  • Tamtampon
  • The Female Company
  • Läuft bei Dir? Bio
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Foto © Oko-test

Solo sufficiente ottengono invece:

  • Eco by Naty
  • Organyc
  • U by Camelia
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Foto © Oko-test

Secondo gli esperti di Oko-test alla domanda se sia maggiormente sostenibile la coppetta o i tamponi non esiste una risposta univoca dato che gli studi attuali (spesso però di parte, uno è stato commissionato dal produttore di tamponi Johnson & Johnson) sono discordanti. C’è chi ritiene infatti che venga sottovalutato l’uso di acqua e energia necessario a pulire e disinfettare regolarmente le coppette.

Fonte di riferimento: Oko test

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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