I cani possono rilevare il Covid-19 negli esseri umani meglio dei test rapidi. Lo studio

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I cani sarebbero più bravi a rilevare il Covid-19 nel sudore umano rispetto a molti test rapidi. Lo studio francese.

I cani sarebbero più bravi a rilevare il Covid-19 nel sudore umano rispetto a molti test rapidi. Secondo uno studio francese, infatti, i nostri amici a quattro zampe sarebbero in grado di rilevare la presenza del virus con una precisione del 97%.

Ne avevamo già parlato l’anno scorso, nella primissima fase della pandemia, quando molti ricercatori inglesi iniziarono ad allenare i cani proprio a fornire diagnosi rapide e non invasive, esattamente come si fa con loro per alcuni tipi di tumori (i cani sono in grado di fiutarli con precisione del 97%) o per il Parkinson.

Leggi anche: Cani annusa Covid-19 in Germania, fiutano la malattia con una precisione dell’80%

Ora la conferma arriva da uno studio condotto a marzo e aprile dalla Scuola veterinaria nazionale di Alfort (ENVA) e dall’unità di ricerca clinica dell’Ospedale Necker-Cochin di Parigi, e che consentirebbero di accelerare lo screening di massa.

Lo studio ha anche dimostrato che i cani identificano correttamente nel 91% dei casi i campioni negativi, mentre una recente revisione di 64 studi aveva rilevato che i test rapidi (LFT) identificano correttamente in media il 72% delle persone infettate dal virus che presentano sintomi e il 58% che non ne hanno.

Lo studio

Dal 16 marzo 2021 al 9 aprile 2021, sono stati raccolti tramite impacchi campioni di sudore ascellare di 335 persone di età media di 35 anni (da 6 a 76), 295 (88%) avevano più di 18 anni e 170 (51%) erano donne.

I campioni sono stati poi chiusi in barattoli e annusati da almeno due cani diversi. Nello specifico, i barattoli contenenti gli impacchi sono stati inviati alla Scuola Veterinaria di Alfort e posti in “coni olfattivi” disposti in file in modo che ogni cane potesse eseguire un’analisi olfattiva. Una operazione che richiede una frazione di secondo per campione e quindi ha, oltre all’aspetto non invasivo dell’esame, il vantaggio di fornire un risultato immediato e un costo di implementazione molto contenuto. 

Ebbene, sulle 335 persone testate, 109 erano positive alla RT-PCR nasofaringea (test di riferimento). La sensibilità del test olfattivo canino è del 97% (intervallo di confidenza al 95%: 92-99) e la specificità è del 91% (IdC95%: 87-95).

Questi risultati confermano scientificamente la capacità dei cani di rilevare una firma olfattiva del Covid-19 e questo studio è il primo nel suo genere che potrebbe aprire la strada a un più ampio utilizzo del cane da rilevamento olfattivo nella lotta alla pandemia.

Lo studio dovrebbe essere a breve pubblicato in una revisione scientifica.

Fonte: ENVA

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook