Alzheimer: camminare a questa velocità dopo i 60 anni può essere tra i primi segnali di demenza

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Anche il modo e soprattutto la velocità con cui cammini, può diventare un segnale premonitore della demenza senile: uno studio ha constatato come le persone sopra ai 60 anni che camminano lentamente raddoppiano il rischio di sviluppare la demenza più avanti nella vita.

Uno studio suggerisce che, una combinazione di deambulazione lenta e difficoltà di memoria potrebbe essere associata al doppio del rischio di sviluppare demenza in età avanzata. (Leggi anche: Prevenire l’Alzheimer con un facile esercizio da fare tutte le sere (e non solo)

Gli esperti hanno scoperto che le persone con rischio cognitivo motorio (MCR), una sindrome che coinvolge velocità di deambulazione e difficoltà di memoria auto-riferite, sono maggiormente a rischio di deterioramento cognitivo e sperimentano tassi di mortalità più elevati. Il team di studio dell’Università di Edimburgo spera che questi risultati portino a una valutazione di routine della velocità di deambulazione, quando i pazienti vengono esaminati per i primi segni di demenza.

Lo studio

I ricercatori hanno studiato i dati di quasi 50.000 persone, di età pari o superiore a 60 anni con MCR in 15 studi. Gli esperti hanno scoperto che le persone con MCR avevano più del doppio delle probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer, e avevano un rischio maggiore del 76% di deterioramento cognitivo (difficoltà a ricordare, concentrarsi o apprendere nuove informazioni) rispetto alle persone senza MCR

Il team ha anche scoperto che il rischio di mortalità per le persone con MCR era superiore del 49% rispetto a quelle senza, e il rischio di cadute era maggiore del 38%. I ricercatori avvertono che, poiché si trattava di un raggruppamento di studi osservazionali, non è stato possibile stabilire se l’MCR causi questi risultati, o sia semplicemente un fattore di rischio della malattia.

A livello globale ci sono circa 50 milioni di persone che convivono con la demenza, un numero che si prevede triplicherà nei prossimi 30 anni. Controllare l’MCR e aggiungerlo alla valutazione delle persone con problemi di memoria, potrebbe essere un modo pratico per aiutare a identificare i pazienti a rischio di sviluppare demenza, specialmente in contesti con accesso minimo o nullo agli attuali test utilizzati per diagnosticare tale condizione.

È importante sottolineare che i risultati della ricerca hanno preso in considerazione altri fattori come l’età e il livello di istruzione, nonché una storia passata di depressione, ictus o attacchi di cuore. Tuttavia, sono necessarie ulteriori analisi prima che l’MCR sia pronto per l’uso nelle cliniche ospedaliere.

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Fonte: Science Daily

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.

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