Perché alcuni fumatori non sviluppano il cancro ai polmoni? Merito del DNA che si ripara secondo questo studio

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Una recente ricerca ha cercato di fare luce sul fumo di sigaretta e su come possa causare mutazioni cellulari, che a loro volta causano il cancro ai polmoni. I ricercatori hanno analizzato come, nonostante ciò, alcuni fumatori non sviluppano la malattia.

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La ricerca ha dimostrato che il cancro ai polmoni è fortemente legato al fumo di sigaretta.

Per decenni, i ricercatori hanno sospettato che gli agenti cancerogeni chimici nel fumo danneggiassero il DNA e portassero a mutazioni cancerogene.

Tuttavia, le limitazioni nei metodi di studio hanno fatto sì che fino ad ora questa teoria non potesse essere dimostrata in modo definitivo, poiché non c’era modo di misurare accuratamente le mutazioni nelle cellule normali.

Hanno scoperto che i fumatori avevano significativamente più mutazioni nelle loro cellule polmonari rispetto ai non fumatori. Tuttavia, i forti fumatori non avevano più mutazioni rispetto ai fumatori meno accaniti.

Recentemente, i ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine, hanno utilizzato nuovi metodi per valutare le mutazioni genetiche tra le cellule polmonari nei forti fumatori e nelle persone che non fumavano.

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Lo studio

Per lo studio i ricercatori hanno prelevato campioni di cellule polmonari e delle vie aeree da 33 individui, tra cui:

  • 12 adulti senza una storia di fumo di età compresa tra 18 e 86 anni
  • 2 adolescenti senza una storia di fumo
  • 19 fumatori, di cui 7 ex e 12 fumatori attuali di età compresa tra 44 e 81 anni

I partecipanti con il vizio del fumo hanno riferito di aver fumato tra 5,6 e 116 pacchetti di sigarette all’anno. I ricercatori hanno notato che a 14 dei 19 fumatori è stato diagnosticato un cancro ai polmoni, insieme a un non fumatore.

Per analizzare le cellule, hanno utilizzato l’amplificazione a spostamento multiplo a cellula singola (SCMDA). Hanno sviluppato SCMDA nel 2017 per ridurre gli errori di sequenziamento e identificare meglio le mutazioni.

Alla fine, hanno scoperto che i cambiamenti delle cellule polmonari umane si accumulano con l’età, e che i fumatori hanno più mutazioni rispetto ai non fumatori. Non hanno notato, tuttavia, numeri statisticamente significativi di mutazioni nei geni cancerogeni.

Questo non è stato un risultato inaspettato, poiché le mutazioni si verificano casualmente.

Hanno affermato che la loro scoperta più interessante, era che la frequenza di mutazione si riduce dopo 23 pacchetti di sigarette. Ciò significa che i forti fumatori non avevano necessariamente più mutazioni rispetto ai fumatori moderati.

Hanno inoltre affermato che questo fenomeno non è correlato all’incidenza del cancro.

Per spiegare perché la frequenza delle mutazioni si è stabilizzata, i ricercatori hanno dichiarato che:

In primo luogo, alcuni fumatori possono disporre di migliori sistemi di disintossicazione per prendersi cura dei composti mutageni nel fumo di tabacco prima che possano infliggere danni al DNA. In secondo luogo, possono avere sistemi di riparazione del DNA superiori che si prendono cura del danno e lo riparano rapidamente.

Quindi, i ricercatori affermano che il loro studio mostra che il fumo aumenta il rischio di cancro ai polmoni, aumentando la frequenza delle mutazioni genetiche.

Aggiungono che le loro scoperte potrebbero anche spiegare perché solo il 10-20% dei fumatori sviluppa il cancro ai polmoni, e che ciò potrebbe essere dovuto alla riparazione del DNA o all’ottimizzazione della disintossicazione dal fumo di tabacco.

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Fonte: Nature

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.

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