Così ci facciamo i selfie mentali! Psicologi riescono a visualizzarli e confrontarli con le immagini reali

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Gli psicologi di Bangor University e Università di Londra (Uk) hanno ricostruito come riusciamo a produrre i nostri selfie mentali

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L’era del selfie ci ha trasformato in narcisisti e ossessionati dall’aspetto? Non ci sono le prove, ma è certo che la nostra mente produce immagini di noi stessi, e ora gli psicologi di Bangor University e Università di Londra (Uk) hanno ricostruito come riusciamo a produrre i nostri selfie mentali.

I ricercatori hanno sviluppato un metodo per visualizzare gli “autoritratti mentali” gelosamente custoditi nel nostro cervello e hanno esplorato fino a che punto queste immagini interne possono deviare da ciò che vedono gli altri, dimostrando come queste possano essere influenzate dalle nostre convinzioni sulla nostra personalità e la nostra autostima.

Le immagini mentali dei volti dei partecipanti allo studio sono state ricostruite, in particolare, utilizzando una tecnica basata su computer, impiegata in passato per aiutare gli psicologi a visualizzare come vediamo mentalmente le cose.

Per creare un selfie mentale, ai partecipanti sono stati mostrati due volti casuali e invitati a scegliere quello più somigliante, secondo la loro percezione, al proprio volto, e il processo è stato poi ripetuto diverse centinaia di volte. 

selfie mentali

©Bangor University

Alla fine, i ricercatori hanno effettuato una “media digitale” di tutte le immagini scelte, consentendo loro di visualizzare i “selfie mentali” dei partecipanti.

selfie mentali

©Bangor University

Curiosamente, il team ha scoperto che le immagini mentali delle persone di come appaiono non erano necessariamente realistiche, piuttosto influenzate dal tipo di personalità che i partecipanti credevano di avere.

Abbiamo chiesto ai partecipanti di generare il proprio “autoritratto mentale” generato dal computer – spiega Lara Maister, autrice principale della ricerca – e anche di rispondere a questionari sulla personalità e sull’autostima in modo che fosse possibile rivelare che tipo di persona credevano di essere. Abbiamo scoperto che le loro convinzioni su se stessi hanno fortemente influenzato il modo immaginavano il proprio aspetto. Ad esempio, se una persona credeva di essere un estroverso, immaginava i propri volti più sicuri e socievoli di quanto non apparissero agli altri

In un secondo studio, il team ha utilizzato lo stesso approccio per visualizzare le immagini mentali delle persone del proprio aspetto corporeo, scoprendo ancora una volta che, non solo che le persone avevano immagini mentali non realistiche dei propri corpi, ma anche che queste immagini mentali erano fortemente influenzate dai loro atteggiamenti verso se stessi piuttosto che dal loro vero aspetto.

selfie mentali

©Psychological Science

In particolare le persone con atteggiamenti emotivi molto negativi nei confronti del proprio aspetto tendevano a immaginarsi come aventi un corpo molto più grande rispetto alla realtà.

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E non solo una curiosità scientifica.

Il lavoro ci aiuterà a capire di più sull’immagine corporea – riferisce infatti Matthew Longo, coautore dello studio – Per la prima volta, possiamo avere un’idea di come le altre persone immaginano di apparire, nelle persone sane e in quelle che soffrono di disturbi dell’immagine corporea come il disturbo di dismorfismo corporeo

Attualmente i medici supportano le persone con disturbi dell’immagine corporea utilizzando questionari che valutano se le convinzioni negative del paziente su se stesso sono cambiate. Ma l’applicazione di questo metodo potrebbe fornire un nuovo per misurare se le terapie hanno avuto successo.

Inoltre lo sviluppo di un tale strumento potrebbe valutare se anche l’immagine mentale dell’individuo del proprio aspetto è cambiata.

Il lavoro è stato pubblicato su Psychological Science.

Fonti: Bangor University / Psychological Science

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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