Cos’è la sindrome di Ganser che ha colpito il detenuto che dormiva sempre nel carcere di Regina Coeli (e che ora si è risvegliato)

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Da 5 mesi era lì, senza mangiare né bere, senza alzarsi dal letto né rispondendo a stimoli esterni. Si tratta di una condizione di semi-incoscienza diagnostica come una vera e propria sindrome

Si chiama Ahmed ed è in carcere perché accusato di un fatto assai grave. Ma da quando è lì, da quando è entrato nella prigione di Regina Coeli, si è come progressivamente addormentato, non rispondendo più a nulla e trasportato a ogni udienza in barella, immobile e silenzioso. Ora sembra essersi ridestato, ma cosa gli è accaduto?

Simulazione riferibile a sindrome di Ganser”, dicono gli esperti periti interpellati dai giudici, una situazione al confine tra la simulazione vera e propria e la psiconevrosi.

Si tratta, in sostanza, di una condizione di sonno profondo che può cominciare con la “semplice” simulazione di un disturbo mentale, ma che in alcuni soggetti può sfociare in un disturbo psichico vero e proprio.

Ne parlammo qui: Nel carcere romano di Regina Coeli c’è un detenuto che dorme sempre e nessuno riesce a capire perché

Cos’è la sindrome di Ganser

Durante il procedimento penale Ahmed non si è mai difeso. A ogni udienza c’era e non c’era: era presente fisicamente perché lo trasportavano in barella nella saletta per le videoconferenze di Regina Coeli, ma dormiva, con tanto di catetere e pannolini per contenere le sue esigenze fisiologiche.

Chiamata anche psicosi carceraria o pseudodemenza isterica, la sindrome di Ganser è una condizione psichica di origine isterica nella quale si verifica una simulazione più o meno volontaria di sintomi collegati a patologie mentali, che tende al peggioramento quando il paziente è consapevole di essere osservato.

Si tratta, per l’appunto, di sintomi frequenti soprattutto in ambito carcerario: in cella, di fatto, la persona riconosce la possibilità di alcuni benefici dal risultare totalmente o parzialmente infermo di mente.

Altro sintomo molto frequente è la produzione di risposte approssimative (le cosiddette near miss) a domande molto semplici. Ad esempio, alla domanda su quante gambe ha un cavallo, i pazienti con Ganser risponderanno “5”.

Questa condizione fu originariamente descritta da Sigbert Ganser nel 1897 in alcuni prigionieri in custodia cautelare, che segnalò altri sintomi come annebbiamento della coscienza, disturbo di conversione somatoforme, allucinazioni, recupero improvviso e spontaneo, successiva amnesia, esperienza psicosociale traumatica premorbosa e/o trauma cranico (solitamente lieve).

Problemi eziologici, epidemiologici e diagnostici non sono mai stati risolti per la sindrome di Ganser. Ganser la vedeva piuttosto come una forma di “isteria crepuscolare“, mentre altri suggerivano che simulazione, psicosi o dissociazione fossero etichette più appropriate, spesso combinate con menomazione organica e un contesto psicosociale soggettivamente intollerabile.

La conclusione cui sono giunti oggi i dottori, nel caso soprattutto di Ahmed, è che ci si può autosuggestionare a tal punto che si può diventare malati per davvero. Motivo per cui l’avvocato non ha mai smesso di chiedere una nuova perizia.

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Fonte: Karger

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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