I 10 segnali da non ignorare che il tuo corpo spesso ti invia per indicare problemi emotivi

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Dolore alle spalle, mal di testa, colite nervosa, tachicardia, sono solo alcuni dei segnali che il corpo utilizza per avvertirci che qualcosa non va

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Rigidità e dolore alle spalle, mal di testa, colite nervosa, tachicardia, sono solo alcuni dei segnali che il corpo utilizza per avvertirci che qualcosa non va. Anche se non sempre ne siamo consapevoli, il corpo ci parla e lo fa più frequentemente di quanto crediamo. Quando fatichiamo ad affrontare i nostri disagi emotivi, è lui a farsi carico del problema e ad esternarlo con sintomi psicofisici. Imparare a prestargli ascolto è un passo fondamentale verso il cambiamento. Ma quali sono i 10 segnali da non ignorare che indicano, appunto, problemi emotivi? Ce lo spiega lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Luca Morganti Medical Area Leader responsabile del servizio di psicosomatica del Centro Medico Santagostino.

  1. Dalla mancanza di fiato all’insonnia. In che modo il corpo utilizza questi segnali per evidenziare un sovraccarico di stress?

Possiamo definire lo stress come una risposta di adattamento al contesto esterno e alle sfide che ci pone: ad esse possiamo rispondere con strategie già in nostro possesso o sviluppandone di altre. Dal punto di vista corporeo, l’aumento delle sfide può creare un sovraccarico nella risposta del nostro corpo oppure una incapacità nell’interrompere la nostra risposta corporea quando le sfide diminuiscono o si allontanano nel tempo. In caso di sovraccarico, sintomi comuni possono essere tachicardia, mancanza di fiato e tensioni muscolari; in caso di difficoltà ad interrompere la reazione corporea, abbiamo insonnia, irritabilità e disturbi gastrointestinali.

Spesso quando siamo fortemente sotto stress rischiamo di entrare in un circolo vizioso: il livello di costante reattività agli stimoli ambientali e interni ci rende più attenti e solleciti a trovarne ulteriori e reagire ulteriormente ad essi; inoltre, una volta in questo stato critico, raggiungiamo un livello alto di sofferenza fisica e mentale tale da poter essere anche più indolenti nei confronti delle altre persone. In sintesi, quando siamo sotto stress il rischio è di cronicizzare la situazione identificando ogni ulteriore segnale come una sfida da gestire e percepirsi sempre più senza risorse per affrontare ogni nuova attività. Anche in questo caso è opportuno riuscire ad “invertire la rotta” integrando a momenti di stress che possono essere inevitabili alcuni momenti in cui ci si impegna attivamente per diminuire la propria reattività verso uno stato di maggiore rilassamento.

  1. Il mal di testa può dipendere da problemi emotivi. Quali tipologie in particolare?

Ci sono differenti tipologie di mal di testa, alcune di esse possono avere una componente fortemente emotiva: in particolare ci possiamo riferire alle cefalee tensive, dove il dolore scaturisce da uno stato di reazione tensiva muscolare eccessivamente prolungato. Nelle altre forme di mal di testa, il ruolo emotivo nell’eziologia della condizione clinica è minore, ma può un problema emotivo può sempre determinare l’intensità dei sintomi, come ad esempio l’aura durante gli attacchi di emicrania.

  1. Rigidità, dolore alle spalle e alla schiena possono essere sintomi di un sovraccarico emotivo. Cosa fare in questi casi?

Il sovraccarico corporeo può essere una risposta emotiva, perché non dobbiamo dimenticare che ogni emozione che viviamo ha un correlato corporeo, ovvero un set di risposte fisiologiche a cui si associa e che viviamo durante l’emozione. Questa consapevolezza è il primo passo per accorgersene, ovvero sapere che le tensioni, dolori e rigidità non sono solo prodotte da reazioni del momento o posturali, ma possono essere anche una conseguenza di stati emotivi prolungati e critici. Una prima domanda che possiamo porci è: quando abbiamo un momento di rilassamento, ad esempio la sera sul divano o seduti al volante/in treno, siamo davvero rilassati anche a livello muscolare? Riconoscere i propri livelli di tensione muscolare è un importante fattore di prevenzione.

  1. Colite nervosa. Cosa indica?

Si tratta in estrema sintesi di una infiammazione cronica, spesso nel tratto intestinale, che sovraccarica la funzione digestiva con dolori ed episodi di diarrea o scariche improvvise. Oltre ad una valutazione medica, spesso è utile affiancare una valutazione psicologica in grado di capire quando accadono questi episodi, in modo tale da vedere se c’è uno correlazione tra lo stress e l’assunzione dei pasti o la digestione in un momento specifico, ad es. durante una pausa pranzo molto veloce o in presenza di persone con cui si hanno relazioni critiche. Spesso anche ai pazienti con una diagnosi medica di Morbo di Crohn è richiesto di fare attenzione alle fluttuazioni della sintomatologia di questa condizione clinica, perché può variare molto a seconda delle condizioni di stress ed essere quindi più frequente in alcuni momenti psicologicamente più difficili, mentre può quasi scomparire in momenti di maggiore tranquillità a rilassatezza.

  1. Anche la tachicardia può segnalare problemi emotivi. Cosa ci segnala il corpo in questo caso?

L’aumento del battito cardiaco è una reazione naturale del nostro corpo di fronte ad attività o stimoli che sono ritenuti significativi e per rispondere ai quali è ritenuto necessario attivare il proprio corpo per innescare una reazione adatta. Di base, quindi, segnala una attivazione psicologica non per forza collegata a problemi emotivi. Tuttavia, ci possono essere condizioni nella quali percepiamo tachicardia di fronte a stimoli che non riteniamo apparentemente significativi o in condizioni di eventi mentali specifici, ad esempio alcune preoccupazioni. In questo caso siamo di fronte ad un segnale da decifrare meglio per poter gestire la propria “agitazione” corporea e i pensieri ad esso associati.

  1. La mancanza di fiato è un possibile segnale di stress emotivo. In che circostanze?

Le cause per una mancanza di fiato possono essere molteplici, sia legate ad affaticamento sia ad una condizione medica critica. Anche in questo caso, tuttavia, una volta escluse le due situazione esemplificative appena citate, la mancanza di fiato può avere origine emotiva. In questi casi è spesso indicata come “fame d’aria” ed è spesso uno dei sintomi associati al panico perché in quei casi ci si sente “in dovere” di respirare al meglio per non soccombere a quella situazione di difficoltà. Un’altra circostanza critica segnalata dalla mancanza di fiato può essere un’eccessiva attenzione sul corretto modo di respirare e la ricerca di avere un respiro sempre “pieno” e perfetto: in questo caso, la fame d’aria segnala una enfasi eccessiva sul corretto modo di funzionare del proprio corpo che può legarsi a sintomi psicologici di tipo ossessivo.

  1. Insonnia. Quando è associata a problemi emotivi?

L’insonnia più tipicamente associata a problemi emotivi si verifica quando non ci si riesce ad addormentare per problemi di rimuginio o ruminazione, ovvero processi cognitivi invasivi e ripetuti che si focalizzano rispettivamente su preoccupazioni verso eventi futuri o rimorsi verso situazioni passate. Un’altra condizione per cui può insorgere insonnia dal punto di vista emotivo è il mantenimento di uno stato di attivazione costante, ovvero l’incapacità di diminuire i propri ritmi di vita e di reattività agli eventi anche una volta terminate le attività della giornata. Per entrambe queste situazioni, ovvero sia quella legata al processo sia quella allo stato di attivazione, è importante sviluppare strategie per gestire, interrompendo o almeno diminuendo, i fenomeni mentali e corporei ad essi associati.

  1. Disturbi gastrointestinali. Come capire se dipendono da difficoltà emotive?

È possibile che ognuno di noi abbia una condizione medica maggiormente incline a soffrire in concomitanza di uno stato emotivo critico, ad esempio perché coinvolta da qualche disfunzione medica fisiologica, anche non patologica. Molte di queste condizioni sono legate alla digestione, sia nella direzione della stitichezza sia invece nella condizione opposto di attacchi di diarrea. Queste modalità specifiche personali legate al proprio metabolismo possono intensificarsi in condizioni di difficoltà emotiva: il primo passo per accorgersene è di notare eventuali fluttuazioni del sintomo gastrointestinale al variare delle situazioni di vita. Ad esempio, se le difficoltà digestive sono più critiche quando siamo a casa o in vacanza, oppure se sono più evidenti quando mangiamo da soli o in compagnia. In seguito è opportuno valutare quali sono le caratteristiche psicologiche personali che entrano in gioco in alcuni di questi contesti di vita e non in altri.

  1. Difficoltà nella sfera sessuale. Può indicare che qualcosa non va dal punto di vista emotivo?

Un altro possibile segnale corporeo legato a difficoltà emotive riguarda la sessualità, ovvero l’insorgere di alcune difficoltà nella sfera sessuale in presenza di determinati eventi o fasi di vita. Anche in questo caso, se il sintomo critico, ad es. disfunzioni erettili o dolori durante l’atto sessuale, si presenta in condizioni di vita differenti e con vari partner è possibile che si tratti di una condizione da dover gestire con un medico specializzato. Invece, se la difficoltà sessuale si verifica in alcuni momenti particolari, come ad es. l’inizio di una convivenza o con un/a partner che ha caratteristiche fisiche o psicologiche che non ci mettono completamente a nostro agio, è possibile che la difficoltà durante l’attività sessuale sia un segnale che ci richiede di fare attenzione a quali emozioni sono coinvolte in questa fase di vita, personale o di coppia, o con quella persona.

  1. Vertigini. Quando l’instabilità che trasmettono è emotiva?

La sensazione di instabilità o di precario equilibrio nella realtà che ci circonda si associa a differenti condizioni mediche al punto da poter essere considerata un sintomo aspecifico, ovvero legato a più condizioni e distintivo univocamente di poche di esse. Convivere con situazioni di capogiri anche in situazioni di assoluta stabilità fisica ed emotiva, come ad esempio seduti in un posto familiare, spesso si può associare a stati di ansia generalizzata. Pertanto, soprattutto quando non siamo in situazioni di altezza o di movimento su mezzi di trasporto, un prolungato senso di vertigine può essere una sensazione che segnala un malessere da approfondire dal punto di vista psicologico, in primo luogo per poter comprendere come gestire quei momenti specifici dal punto di vista delle proprie reazioni psicofisiologiche. In questi casi, così come in molti dei segnali corporei fin qui esposti, può essere utile un intervento di biofeedback, una tecnica che permette di conoscere maggiormente l’andamento dei propri parametri psicofisiologico (es. respirazione, battito cardiaco).

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