Frutta secca: meglio tostata o al naturale? La risposta non è così scontata

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Le mandorle (ma anche altri tipi di frutta secca) andrebbero mangiate tostate o al naturale? L'abbiamo chiesto al "nostro" nutrizionista che ci ha spiegato anche quali possono essere gli effetti collaterali di un consumo eccessivo di questi alimenti

Siamo soliti pensare che la frutta secca sia sempre e comunque un alimento salutare, indipendentemente dalle quantità e dalla tipologia. Non è esattamente così.

Non vogliamo di certo sminuire i tanti benefici di noci, mandorle, nocciole, ecc. ma in questo caso sottolineare altri aspetti poco noti,  come il fatto che – mangiate in grandi quantità – alcune tipologie di frutta secca tendono ad aumentare l’infiammazione.

Per saperne di più abbiamo chiesto al nutrizionista Flavio Pettirossi di svelarci i benefici ma anche i possibili effetti collaterali di una tra le varietà più amate di frutta secca: le mandorle, indicandoci anche se è più sano mangiarle tostate o al naturale (crude).

Ecco cosa ci ha detto:

Ultimamente il consumo di mandorle è aumentato notevolmente soprattutto perché fra i vari tipi di frutta a guscio le mandorle presentano un alto livello di nutrienti quali proteine, vitamine fra cui vitamina E, vitamina B1 ( o riboflavina), vitamina B3 ( o niacina), calcio, potassio, ferro, zinco , magnesio, fibre. Da tutto questo ne derivano molteplici benefici soprattutto a livello cardiovascolare, le mandorle infatti aiutano a ridurre il colesterolo cattivo ovvero LDL e nel contempo aiutano ad aumentare il colesterolo buono ovvero L’HDL; per la presenza di flavonoidi le mandorle svolgono un’azione antiossidante.

È meglio consumarle tostate o al naturale? 

Riguardo alla scelta se tostate o crude io solitamente consiglio quelle crude ma se possibile intere perché molti dei nutrienti sono nel guscio e quindi togliendolo perdono importanti proprietà. Quelle tostate ovviamente sono più soggette alla presenza di acrilammide (così come le arachidi, le noci, le nocciole, i pistacchi ecc…) ma tutto sta nella quantità assunta, ovvero se non se ne abusa si possono comunque consumare. Riguardo all’acido arachidonico presente nelle mandorle (ma anche nelle noci), si tratta di un acido grasso polinsaturo appartenente alla famiglia degli omega 6, indispensabile per alcune reazioni metaboliche. Si tratta però di un pro infiammatorio, infatti scatena la cascata infiammatoria necessaria per l’inizio del processo di riparazione e sintesi proteica. Viene prodotto a partire dall’acido linoleico ma soprattutto tramite l’alimentazione.

Qual è la porzione ideale di mandorle da non superare?

Ovviamente, come tutta la frutta secca essendo frutta oleosa risulta calorica quindi non si dovrebbe mai superare la porzione di 30g che rapportato in numero sono circa 25-30 mandorle che se inserite a colazione, allo spuntino o distribuite fra i due spuntini aiutano a rallentare il senso di fame.

Chi non dovrebbe consumarle o comunque sarebbe bene ne limitasse l’assunzione?

Chi soffre di calcoli renali dovrebbe prestare un’attenzione particolare al consumo di mandorle per il loro contenuto di ossalati. In generale, comunque, è importante non abusarne per evitare un aumento dell’infiammazione.

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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