La dieta mediterranea punta a diventare “Planeterranea”, utilizzando i cibi locali e a Km0 in ogni parte del mondo

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Un progetto di ricerca dell’Università Federico II di Napoli sta lavorando per far diventare la dieta mediterranea "Planeterranea". L'obiettivo è quello di adattarla ai vari Paesi e ai cibi disponibili nelle diverse aree del mondo, ma sempre seguendo la piramide alimentare

Tutte le persone dovrebbero poter avere accesso ad alimenti sani e nutrizionalmente ricchi, ovvero poter seguire una dieta completa e varia. Come è tristemente noto, però, in molte aree del mondo, soddisfare il fabbisogno dei nutrienti affidandosi solo agli alimenti disponibili a livello locale sembra essere molto difficile. In realtà, potrebbe non essere proprio così.

C’è chi sta pensando di estendere la Dieta Mediterranea – già patrimonio immateriale dell’Unesco dal 2010 – anche ai Paesi non mediterranei, adattandola e facendola quindi diventare “Planeterranea”.

La Dieta Mediterranea (DM) è caratterizzata da un modello nutrizionale sano, composto principalmente da olio d’oliva (come fonte di grassi insaturi), noci, legumi, verdure, cereali integrali, frutta fresca o secca, una quantità moderata di pesce, così come latticini, carne e vino rosso.

Come è stato ormai appurato più volte da ricerche scientifiche, la Dieta Mediterranea presenza notevoli benefici per la salute, ad esempio espone ad un minor rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche o neurodegenerative e di tumori. Non è un caso che, ancora una volta, per il quinto anno consecutivo si è aggiudicata il primo posto nella classifica delle diete migliori 2022 redatta dagli esperti di US News e World Report.

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Questo tipo di dieta rappresenta anche un modello sostenibile di produzione e consumo alimentare, grazie all’uso di prodotti locali che possono aiutare a preservare la biodiversità e le risorse naturali, assieme alle colture e tradizioni dei singoli Paesi.

Come dicevamo però, c’è ora l’obiettivo di renderla Planeterranea. A proporlo è un progetto di ricerca della Cattedra Unesco di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile dell’Università Federico II di Napoli, presentato su Nature Italy.

L’idea di base è quella di promuovere questo tipo di dieta in tutto il mondo, adattandola ai diversi Paesi e di conseguenza ai cibi disponibili nelle diverse aree del mondo, ma sempre seguendo la “piramide alimentare”.

Come si legge nello studio:

Molte persone che vivono nelle aree urbane hanno una dieta povera per qualità e varietà, in cui la maggior parte dell’apporto energetico proviene da cibi ad alto indice glicemico (es. riso bianco e indice glicemico), cibi ultra-processati ricchi di zucchero e grassi (es. cibi pronti, bevande zuccherate, dolci, patatine, caramelle, ecc.) Queste abitudini alimentari, sempre più frequenti anche nei Paesi mediterranei, sono una delle cause principali dell’epidemia mondiale di obesità (anche infantile), delle malattie metaboliche e cardiovascolari. D’altro canto, in ogni parte del mondo è possibile trovare specifici frutti, verdure, legumi, cereali integrali e fonti di grassi insaturi con contenuti nutrizionali e caratteristiche simili a quelli tipici della DM, che probabilmente hanno anche simili benefici per la salute delle popolazioni.

Qualche esempio? In America Latina, l’avocado, la papaya, le banane verdi, e le bacche di Açaí rappresentano buone fonti di acidi grassi monoinsaturi, micronutrienti e polifenoli. Alcuni cereali dell’Africa centrale, poi, come tapioca/manioca e teff, si pensa che favoriscano la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), come avviene per i cereali integrali tipici della DM. Inoltre, la quinoa è ricca di proteine ​​e fornisce aminoacidi essenziali, con un contenuto di grassi limitato.

I semi di sesamo e la soia, utilizzati in Asia, contengono antiossidanti in grado di ridurre l’ipertensione, lo stress ossidativo all’insulina e i marcatori infiammatori. Le macroalghe marine (cioè alghe e wakame) e la spirulina sono ampiamente consumate nei Paesi orientali e rappresentano una fonte importante di polisaccaridi complessi, minerali, proteine ​​e vitamine, con proprietà anticancro, antivirali, antiossidanti, antidiabetiche e antinfiammatorie.

Insomma, ogni Paese ha i suoi “punti forti” in quanto ad alimenti e proprio questi possono essere sfruttati nell’ambito di una dieta Planeterranea che si ispiri a quella mediterranea.

Gli esperti concludono dunque che:

Su questa base, crediamo che le verdure, la frutta, i cereali e i grassi insaturi disponibili in diverse parti del mondo possono essere combinati per mettere a punto paradigmi nutrizionali locali, su prove scientifiche. Puntiamo a definire diverse “piramidi nutrizionali”, rispetto agli alimenti disponibili localmente, osservati per la dieta mediterranea. Invitiamo i ricercatori di tutto il mondo a questa attività, e a partecipare ad uno specifico programma di ricerca che sarà lanciato attraverso una piattaforma dedicata dalla nostra Cattedra UNESCO sotto il titolo “Planeterranea”.

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Fonte: Nature Italy

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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