Muore dopo aver mangiato funghi velenosi, cosa c’è da sapere per evitare intossicazioni e i sintomi da non sottovalutare

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Siamo quasi in autunno, il periodo dell’anno preferito da chi ama raccogliere i funghi che popolano i nostri boschi. Ma mai avventurarsi nell’assaggiare dei funghi raccolti da noi se non abbiamo la certezza che siano commestibili. Una donna è morta a Bari per grave insufficienza epatica causata proprio da funghi che un parente aveva raccolto sul Pollino. Ecco cosa sapere

Una 53enne è morta a Polignano a Mare dopo aver ingerito dei funghi, evidentemente velenosi, raccolti da un parente sul Pollino. Deceduta in seguito a una grave insufficienza epatica causatagli dai funghi che aveva consumato poche ore prima. Un monito per chi ama andar per funghi: non mangiateli se non siete sicuri!

È rimasto intossicato ed è ricoverato ancora in ospedale, invece, il padre 73enne della donna, mentre anche altre tre persone che avevano mangiato i funghi sono state ricoverate per qualche ora ma solo per precauzione.

Ma cosa c’è da sapere e da fare quando ci si imbatte in qualche fungo che sembra appetibile?

Non giocare a fare gli esperti

Non improvvisiamoci mai come esperti raccoglitori di funghi. Cadere in errore è molto semplice, perché spesso i funghi velenosi sono davvero molto simili alle varietà commestibili e causare confusione. Se vogliamo andar per funghi, ma non li conosciamo abbastanza, chiediamo di accompagnarci nella passeggiata tra i boschi ad una persona che abbia una lunga esperienza nella loro raccolta e nel loro riconoscimento.

Rivolgersi all’ASL

Di solito presso le Asl sono infatti presenti servizi per il riconoscimento dei funghi velenosi e commestibili. Le Aziende Sanitarie Locali mettono a disposizione il servizio di riconoscimento dei funghi freschi indicativamente da agosto a novembre, con la presenza di un ispettore micologico.

Riconoscere i sintomi

In caso di intossicazione da funghi grave si può parlare di un vero e proprio avvelenamento. È dunque bene conoscerne i sintomi in modo da poter agire di conseguenza.

Nei casi più gravi l’avvelenamento da funghi può:

  • compromettere il funzionamento del fegato
  • portare a vomito
  • provocare diarrea

Spesso, poi, i problemi gastrointestinali vengono scambiati erroneamente per influenza. I sintomi di intossicazione possono comparire dai 30 minuti alle 12 ore dopo l’ingestione di funghi velenosi. I casi meno gravi vengono curati con la semplice somministrazione di farmaci per alcuni giorni. In altri casi, è necessario il ricovero in ospedale. Nelle circostanze peggiori, il fegato può subire danni tanto gravi da rendere urgente un trapianto dell’organo.

Raccogliere o acquistare e conservare i funghi

Non mancano purtroppo i casi di intossicazione legati al consumo di funghi non commestibili finiti sul mercato per errore. Al momento di acquistare i funghi, controllate la presenza del cartellino micologico. Dovrete conoscere la provenienza dei funghi, la loro tipologia e, se possibile, anche la data di raccolta, prima di acquistarli.

Trasportate i funghi raccolti o acquistati preferibilmente in sacchetti di carta, evitando le buste di plastica, per non favorire la formazione di muffe, umidità e marciumi. Per la conservazione dei funghi, potrete optare, ad esempio, per l’essiccazione, la preparazione di sottoli o il congelamento dopo la cottura. In ogni caso, prima di decidere di mangiare o conservare i funghi, se avete qualsiasi dubbio sulla loro tipologia e provenienza, consultate il parere di un esperto. Presso le ASL gli esperti vi indicheranno i migliori metodi per il consumo e la conservazione dei funghi a seconda della tipologia.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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