The Boiled, lanciato il primo uovo sodo vegan a base di proteine di soia (ma con olio di colza)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Migros, il colosso della vendita al dettaglio ha lanciato un uovo sodo a base vegetale dall’aspetto e dal sapore della sua controparte convenzionale, disponibile per ora solo nei negozi svizzeri

Assomiglia molto all’uovo sodo, ma di proteine animali non vi sarebbe alcuna traccia: il suo è più un mix di ingredienti come acqua, proteine di soia, amido di riso, fibra di mais solubile, gelificanti naturali, come la gomma di gellano e l’agar-agar, e di caroteni per il colore. Ma c’è un ma: contiene anche olio di colza.

Dopo Next Egg, le uova alternative 100% vegetali lanciate da una start up giapponese, arriva V-Love The Boiled, il primo uovo sodo vegano prodotto dal colosso svizzero Migros.

Leggi anche: 4 valide alternative alle uova per una dieta più sana ed eco-frendly

Si tratta dell’ultimo nato nella gamma di prodotti vegetali V-Love di Migros, prodotto in Svizzera da ELSA, una consociata di Migros. Realizzata con proteine di soia, il nuovo “uovo” è disponibile da novembre scorso nei negozi Migros di Zurigo, Basilea, Lucerna e Ginevra a al prezzo di 4,40 franchi svizzeri per una confezione da quattro, poco meno di 4 euro.

L’uovo sodo V-Love è uno dei primi prodotti al mondo ad arrivare sugli scaffali mentre la corsa allo sviluppo di nuove alternative all’uovo accelera. Alcune ricerche hanno dimostrato che il 30% dei consumatori preferirebbe uova vegane a quelle convenzionali, ma ci sono ancora ampie lacune nel mercato.

Migros ha investito molto nell’innovazione delle proteine e nella tecnologia alimentare e di recente ha istituito un nuovo stabilimento per i prodotti dell’agricoltura cellulare a Zurigo per accelerarne lo sviluppo e la penetrazione nel mercato. Il marchio ha anche testato un servizio di macelleria vegana in negozio, oltre a lanciare la prima alternativa allo yogurt al mondo a base di ceci l’anno scorso.

Ma l’olio di colza?

Per fare del bene da una parte, spesso si utilizzano prodotti che, dall’altra, comunque non sono amici di salute e ambiente. Un esempio è l’olio di colza, sulle cui caratteristiche è costantemente aperto un lungo dibattito.

Considerato da sempre un olio di scarsa qualità senza nemmeno larghi consensi, sia perché si tratta di un olio raffinato, deodorizzato e decolorizzato con solventi, sia perché secondo alcuni studi causerebbe alcuni disturbi per l’acido erucico in esso contenuto.

In pratica, l’uso alimentare dell’olio di colza ha avuto inizio verso la metà del 19esimo secolo. Ma la preoccupazione dei medici per il suo contenuto di acido erucico, un lipide considerato cardiotossico che potrebbe provocare danni al fegato e alla salute in generale, portò subito gli esperti a lavorare per ottenere una varietà di colza a basso contenuto di acido erucico.

Da questa nuova varietà di colza, chiamata Canadian Brassica, nacque l’olio ribattezzato come canola oil, e talvolta italianizzato come olio di canola. Si tratta di una tipologia di olio di colza prodotto soprattutto in Canada, che prende il nome dalle iniziali della dicitura “Canadian Oil Low Acid”.

Seguici su Telegram Instagram Facebook TikTok Youtube

Fonte: Migros

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook